Il Lupo

“Il Lupo è un individuo sociale, quindi docile, duttile, intelligente. La natura sociale del Lupo, questo suo progredire per la vita di branco, la sua estrema disponibilità e coscienza verso ‘l’alleanza’ – la capacità di comunicare, di disporsi in maniera assennata affinché esista l’ordine, di controllare la propria indole aggressiva , di aiutare nell’allevamento dei cuccioli, di collaborare nella caccia – ha consentito il processo di addomesticamento, agevolando l’uomo nella trasformazione da Lupo a Cane.”

Cenni di storia

Già 15.000 anni fa, o forse più, l’uomo aveva iniziato questo splendido lavoro.
Sfruttò la curiosità di alcuni soggetti (lupi) verso gli accampamenti, e cercò di accattivarseli offrendo loro, avanzi di cibo. Una volta conquistatane la fiducia, li seguì nella caccia per imitarne le tecniche di predazione e cattura, al fine di perfezionare le proprie, oppure, per approfittare degli esemplari già catturati. Si servì delle loro voci e del loro comportamento all’avvicinarsi di un intruso, per mettersi in allerta e proteggere così gli insediamenti.
Nell’arco di “anni e anni” selezionò il Cane.
Ne modificò l’aspetto corporeo, per far ‘sì, che fosse più adeguato alle mansioni lavorative alle quali lo avrebbe destinato; ne modificò leggermente il carattere, alterandone o meno certune particolarità, sempre mirando ad uno specifico impegno operativo. Ma nella maniera più assoluta, non volle mutarne le qualità sociali.
Abbiamo ora, nel cane, alcune diversità nella crescita fisica e mentale a seconda della razza selezionata, ma non abbiamo, anche nelle razze più progredite, una completa crescita della personalità rispetto al progenitore lupo, vale a dire, l’evoluzione psicologica del cane si ferma allo sviluppo mentale di un lupo di un anno circa, non arriva cioè, allo stadio di maturità in cui, il branco ove è nato, comincia ad andargli stretto e così, tenta la scalata sociale per arrivare al posto di leader, o, nel caso in cui ciò non gli riuscisse, si stacca dal nucleo familiare, per formarne un nuovo.

- In ogni Cane si cela un giovane Lupo che ben si presta ad accontentare il suo capo-branco, a servirlo e onorarlo pur di avere la sua protezione e mantenere un posto all’interno del clan. -

tratto dal libro: 'Alfa, questa sconosciuta' di Barbara Tullio e Palo Caldora

Il Lupo - Canis Lupus

Il Lupo (Canis lupus, Linnaeus 1758) è un mammifero placentato appartenente alla famiglia dei Canidi, ordine sistematico dei Carnivori. Le dimensioni del lupo variano a seconda della sottospecie, ma generalmente questo animale ha la taglia di un grosso cane: i maschi, generalmente più grandi delle femmine, misurano da 135 a 170 cm di lunghezza, mentre l'altezza al garrese varia da 45 a 90 cm; 30-35 cm spettano alla coda. Il peso in genere è di 25-35 kg, anche se spesso raggiunge i 40-45 Kg.
Il mantello invernale ha pelo lungo e fitto e la colorazione tende al grigiastro, contrariamente a quello estivo in cui il pelame è corto, rado, poco denso e di colore marrone-rossiccio.
Una macchia bianca si estende ai lati del muso e sulle guance, mentre la punta della coda é nera. Nella popolazione italiana e in quelle mediterranee in genere, gli arti anteriori frontalmente sono sempre percorsi da una sottile striscia longitudinale scura. Le orecchie sono triangolari, arrotondate, erette e più corte che nel cane. Gli occhi sono in genere di colore giallo dorato o ambrato.
Il Lupo in tempi storici era comune e diffuso in tutto il Nord America e l'Eurasia, con l'esclusione di Indocina e Indonesia. Attualmente, sia per la persecuzione diretta da parte dell'uomo che per l'alterazione degli ambienti idonei, la distribuzione è notevolmente più limitata e frammentata e, in Europa, le popolazioni relitte sono confinate nella ex Unione Sovietica europea, nelle penisole balcanica, iberica e italiana.
In Italia, fino a pochi anni fa, la presenza del Lupo era limitata, con poco più di 100 esemplari, alle regioni centrali e meridionali, ma negli ultimissimi anni si è verificato un incremento demografico (attualmente gli individui stimati sono 380-500) e una notevole espansione dell'areale che ora comprende anche l'Appennino settentrionale ed i primi rilievi montuosi francesi.

Questa espansione è da attribuire, verosimilmente, a tanti fattori favorevoli:

1. La protezione legale della specie,

2. L'abbandono di molte aree montane e sub montane,

3. Il ritorno in molte aree dei grossi Ungulati selvatici.

Inoltre, l'espansione della popolazione balcanica di lupi, che ormai ha raggiunto il confine italiano, lascia prevedere una rapida colonizzazione anche delle Alpi orientali.

In Calabria, dove è sempre rimasto uno dei nuclei più consistenti della popolazione italiana, l'areale, che nel recente passato comprendeva il Pollino, la Sila e parte della Catena Costiera, si è espanso verso sud fino all'Aspromonte da dove era scomparso da alcuni decenni.
Le popolazioni isolate sopravvissute nell'Europa meridionale (Italia, Spagna e Balcani) soprattutto grazie alla presenza di ambienti relativamente aspri, selvaggi e poco sfruttabili da parte dell'Uomo e a pratiche pastorali meno intensive e più tradizionali, fondate più sulla difesa delle greggi che non sulla distruzione del predatore, rappresentano i centri di diffusione per la ricolonizzazione di almeno una parte dell'areale europeo centrale e meridionale da cui il Lupo é scomparso da lungo tempo.


Sottospecie

Esistono molte sottospecie, differenti a seconda di caratteristiche fenotipiche, genetiche e comportamentali, tra cui:

Cane - Canis lupus familiaris
E' il cane domestico.

Lupo europeo - Canis lupus lupus
E' la sottospecie più diffusa in Europa e in Asia, presente dalla Scandinavia all'Himalaya.

Lupo delle steppe - Canis lupus campestris
Vive nelle vaste steppe dell'Asia centrale. E' grigio-rossastro.

Lupo della tundra d'Eurasia - Canis lupus albus
E' presente nel nord della Russia e della Siberia, di colore chiaro.

Lupo della tundra - Canis lupus tundrarum
Vive nelle regioni dell'Alaska.

Lupo dei boschi o Lupo del Canada - Canis lupus lycaon
Presente in Canada e Stati Uniti, fu la prima sottospecie a essere identificata in America Settentrionale.La lunghezza varia dai 150 ai 180 cm, includendo anche la coda. Gli esemplari più grossi possono avere una coda anche lunga più di 50 cm, raggiungendo anche i due metri. L'altezza al garrese varia dai 65 agli 85 cm.
Il lupo dei Boschi riesce a raggiungere un peso superiore ai 45 Kg, l'esemplare maschio medio pesa attorno ai 35 Kg, mentre l'esemplare femmina medio pesa circa 30 Kg.Tipicamente, il Lupo dei boschi possiede una pelliccia color argento o grigio-marrone, e il pelo, nella sua parte inferiore ha un colore marrone-chiaro o color crema. Durante i mesi invernali il pelo tende a diventare più scuro.

Da ricordare anche Canis lycaon, ovvero il Lupo del Canada orientale, presente a est del Canada, da non confondersi col precedente. Originalmente si pensava che fossero lo stesso lupo, ma nuovi dati e test genetici hanno rivelato che i Lupi che occupano la regione del Parco Algonquin nel Canada sono specie molto diverse dai lupi dei Boschi, e che sono molto più imparentati con il lupo rosso Canis rufus.

Lupo del Nebraska - Canis lupus nubilus
Presente nelle Montagne Rocciose, in Canada e in Alaska, cacciato legalmente in parte del territorio canadese.

Lupo del Messico - Canis lupus baileyi
Presente in Messico e in parte del Texas e dell'Arizona; è stato reintrodotto in Arizona a partire dal 1998, allo stato attuale la popolazione selvaggia è di 35-50 individui.
La sua lunghezza non supera quasi mai i 135 cm. La sua altezza non supera quasi mai gli 80 cm e il suo peso varia dai 27 ai 45 Kg.
La sua pelliccia è di colore grigio, alcune volte, accompagnato da qualche tinta rossiccia.

Lupo bianco - Canis lupus arctos
Presente in Groenlandia e nell'Artico del Canada, dal tipico manto bianco o crema.
Sono lunghi circa dai 90 ai 150 cm includendo anche la coda, la loro altezza al garrese varia dai 65 agli 80 cm e il loro peso supera spesso i 45 Kg arrivando anche a superare gli 80 Kg negli esemplari completamente sviluppati.

Lupo appenninico - Canis lupus italicus
Presente nella Penisola italiana e in regime di protezione legale dal 1992, anno in cui è stato dichiarato "specie particolarmente protetta". Il lupo appenninico è più piccolo rispetto al lupo comune: il peso di un esemplare maschio si aggira attorno ai 30-35 Kg, mentre nell'esemplare femmina il peso è di circa 20-25 Kg. La lunghezza media è di circa 120 cm, mentre l'altezza media è di circa 50-70 cm. Il pelo è di colore grigio-marrone. A partire dagli inizi del '900, incominciarono le persecuzioni nei confronti del lupo degli Appennini. Rapidamente, la popolazione diminuì di numero: il lupo scomparì definitivamente dalle Alpi ,dalla Sicilia, e negli anni successivi anche negli Appennini si riscontrò un forte calo della popolazione.Nel dopoguerra la situazione divenne sempre più grave, finché negli anni '70 la popolazione raggiunse un numero di 100-110 esemplari. A partire dagli anni '70 si attuarono quindi le prime politiche di conservazione riuscendo ad arrivare così ad una popolazione di circa 200 individui un decennio dopo,e di circa 400 lupi negli anni'90. La popolazione odierna conta circa 500-600 esemplari, secondo le ultime stime. Purtroppo continuano tuttora alcune campagne di persecuzione attraverso fenomeni come il bracconaggio.Il lupo, oggi, è presente sull'intera catena degli Appennini, sulle Alpi Occidentali, in Lazio e in Toscana.

NOTA:
Il Lupo appenninico è uno dei "protagonisti" della storia del Lupo Italiano, una razza canina nata da una selezione partita da un cucciolo di una femmina di Lupo appenninico e di un maschio di Pastore tedesco.

Lupo della Russia - Canis lupus communis
Presente in Russia centrale, in declino ma cacciato legalmente.

Dingo - Canis lupus dingo
Presente in Australia.

Lupo di Honshu - Canis lupus hodophilax
Sottospecie estinta dal 1905. Era presente sulle isole di Honshu, Shikoku, e Kyushu.

Lupo indiano - Canis lupus pallipes
Presente in Medio Oriente, Afghanistan, Pakistan e India. Da questa sottopsecie probabilmente deriva il dingo.

Lupo di Hokkaido - Canis lupus hattai
Estinto dal 1889, abitava nell'isola giapponese di Hokkaido e marginalmente in Siberia meridionale (Russia).

Lupo del Mar Caspio - Canis lupus cubanensis
Presente, con popolazione in declino, tra il Mar Caspio e il Mar Nero.

Lupo Arabo - Canis lupus arabus
Presente, con popolazione in declino, in Arabia Saudita, Yemen e Oman.

Lupo Egiziano - Canis lupus lupaster
E' una piccola sottospecie dell'Africa settentrionale, oramai relegata ai monti del Sinai in Egitto ed è considerato in pericolo critico. Si nutre di ciò che quelle aride terre offrono e può entrare in competizione colla sottospecie di leopardo ivi presente ossia (Panthera pardus jarvisi). "

Lupo della Valle Mackenzie - Canis lupus occidentalis
Presente in Alaska e in Canada, è stata la sottospecie oggetto del programma di reintroduzione iniziato nel 1995 nel Parco Nazionale di Yellowstone.

Vanno ancora ricordati:

Lupo Rosso - Canis rufus
Presente nel sud degli Stati Uniti.
Si ritiene che in origine fosse diffuso in gran parte della porzione orientale del Nordamerica, dalla Pennsylvania al Texas. Nell'ultimo secolo, tuttavia, la caccia, la distruzione dell'habitat e l'ibridazione con il coyote hanno portato la specie sull'orlo dell'estinzione. Attualmente rimangono solo 270 esemplari, 170 dei quali in cattività e 100 reintrodotti nella Carolina del Nord.In passato erano diffuse tre sottospecie del lupo rosso, due delle quali sono estinte. Il Canis rufus floridianuss si è estinto nel 1930, mentre il Canis rufus rufus è stato dichiarato estinto nel 1970. Il Canis rufus gregoryi, la sottospecie sopravvissuta, allo stato selvatico si è estinta nel 1980.La classificazione tassonomica del lupo rosso è stata a lungo dibattuta: tradizionalmente, è sempre stato considerato una specie a sé stante. Altri ritengono che il lupo rosso sia semplicemente frutto dell'incrocio fra il lupo grigio e il coyote.

Lupo d'Etiopia o Lupo di Abissinia o Caberù o Volpe di Simen o Sciacallo di Simen - Canis simiensis E' una tra le più rare e minacciate specie di canidi . Vive sulle montagne dell'Etiopia, a circa 3.000 metri di altezza sul livello del mare. Ne sopravvivono solo 12 branchi, per un totale di 550 esemplari adulti.

Qui di seguito sono riportate delle sottospecie che, come si puo' notare dal nome sia italiano che latino, differiscono quasi sempre per la localizzazione geografica:

Lupo dell'isola di Newfoundland - Canis lupus beothucus
Presente sull'isola di Newfoundland, sulla costa est del Canada. E' estinto.

Lupo di Bernard - Canis lupus bernardi
Presente in Nord-America. E' estinto.

Lupo della Mongolia - Canis lupus chanco
Vive in tutti gli ambienti. Dalla tundra alla taiga fino alle steppe.

Lupo della Columbia Britannica - Canis lupus columbianus

Lupo dell'isola di Vancouver - Canis lupus crassodon

Canis lupus filchnevi

Lupo delle Montagne delle Cascate (Riserva delle Cascate di Banfora, Burkina Faso)- Canis lupus fuscus
E' estinto.

Lupo grigio-bianco - Canis lupus griseoalbus

Lupo Hudson - Canis lupus hudsonicus

Lupo delle Montagne Rocciose settentrionali -Canis lupus irremotus

Lupo di Labrador - Canis lupus labradorius

Lupo dell'Arcipelago Alexander - Canis lupus ligoni
Presente nelle regioni dell'Alaska presso l'arcipelago Alexander.

Lupo dei territori nord-occidentale - Canis lupus mackenzii

Lupo dell'isola di Baffin - Canis lupus manningi
Presente sull'isola Baffin (Baffin Island), appartenente al Canada, la maggior isola dell'Arcipelago artico canadese.

Lupo austro-ungarico o Lupo dei canneti - Canis lupus minor
E' una sottospecie di dimensioni particolarmente modeste che visse fino all'inizio del XX secolo in Ungheria e nella parte orientale dell'Austria. E' estinto.

Lupo sud-occidentale - Canis lupus mogollonensis
E' estinto.

Lupo del Texas- Canis lupus monstrabilis
E' estinto.

Lupo groenlandese - Canis lupus orion

Lupo dell'Alaska - Canis lupus pambasileus

Lupo iberico - Canis lupus signatus
E' il lupo della penisola Iberica.

Lupo delle Montagne Rocciose meridionali - Canis lupus youngi

A cura di Luca Barducci da http://www.animalinelmondo.com/animali/mammiferi/544/lupo.html

Sottospecie - suddivisione Wikipedia
La specie lupo è suddivisa in 13 sottospecie, differenti a seconda di caratteristiche fenotipiche, genetiche e comportamentali:

Lupo europeo (Canis lupus lupus), è la sottospecie più diffusa in Europa e in Asia, presente dalla Scandinavia all'Himalaya.
Lupo italiano (Canis lupus italicus), presente nella Penisola italiana e in regime di protezione legale dal 1992, anno in cui è stato dichiarato "specie particolarmente protetta".
Lupo della tundra d'Eurasia (Canis lupus albus), presente nel nord della Russia e della Siberia, di colore chiaro.
Lupo dei boschi o lupo del Canada (Canis lupus lycaon), presente in Canada e Stati Uniti, fu la prima sottospecie a essere identificata in America Settentrionale.
Lupo del Nebraska (Canis lupus nubilus), presente nelle Montagne Rocciose, in Canada e in Alaska, cacciato legalmente in parte del territorio canadese.
Lupo del Messico (Canis lupus baileyi), presente in Messico e in parte del Texas e dell'Arizona; è stato reintrodotto in Arizona a partire dal 1998, attualmente la popolazione allo stato selvaggio è di 35-50 individui.
Lupo bianco (Canis lupus arctos), presente in Groenlandia e in Canada, dal tipico manto bianco o crema.
Canis lupus arabs, con popolazione in declino, presente in Arabia Saudita, Yemen e Oman.
Canis lupus cubanensis, con popolazione in declino, presente tra il Mar Caspio e il Mar Nero.
Canis lupus lupaster, piccola sottospecie dell'Africa settentrionale.
Canis lupus hattai †, estinto dal 1889 nell'isola giapponese di Hokkaido.
Canis lupus hodophilax †, estinto dal 1905 nelle isole giapponesi di Honshu, Shikoku e Kyushu.
Canis lupus pallipes, presente in Medio Oriente, Afghanistan, Pakistan e India.
Canis lupus occidentalis, presente in Alaska e in Canada, è stata la sottospecie oggetto del programma di reintroduzione iniziato nel 1995 nel Parco Nazionale di Yellowstone, è la sottospecie più grande.
Canis lupus communis, presente in Russia centrale, in declino ma cacciato legalmente.

Tabella delle sottospecie
Sottospecie Classificazione Status Areale storico
Lupo arabo Canis lupus arabs Criticamente minacciato, in diminuzione Israele meridionale, Arabia Saudita, Yemen, Oman
Una sottospecie molto piccola. Generalmente bruno screziato o completamente bruno con un mantello rado. Cacciato regolarmente come animale nocivo, nonostante si incontri raramente.
Lupo artico Canis lupus arctos Stabile Artico canadese, Groenlandia
Una sottospecie di medie dimensioni. Quasi completamente bianco o bianco crema con un mantello folto. Cacciato legalmente, nonostante si incontri raramente.
Lupo del Caspio Canis lupus cubanensis Minacciato, in diminuzione Tra il Caspio e il mar Nero
Una tra le sottospecie più piccole. Cacciato come animale nocivo.
Dingo Canis lupus dingo Vulnerabile
(razza pura) Australia e Asia sudorientale
Cacciato come animale nocivo. La razza pura è in declino a causa dell'incrocio con i cani domestici.
Cane domestico Canis lupus familiaris Stabile In tutto il mondo
Generalmente, è una delle sottospecie più piccole, con un cervello più piccolo del 20%, sistema immunitario meno potente ed un senso dell'olfatto meno sviluppato. Viene allevato come animale domestico, sebbene esistano anche piccole popolazioni inselvatichite. In alcune parti del mondo è ricercato per la sua carne. È utilizzato per condurre il greggie e per la ricerca molecolare.
Lupo dei boschi orientale Canis lupus lycaon A rischio Canada sudorientale, Stati Uniti orientali
Una tra le sottospecie più grandi. La sua colorazione comprende tutto lo spettro di colori canini, sebbene predominino pelami di colore misto. Fu la prima sottospecie ad essere riconosciuta in Nordamerica. Cacciato legalmente in alcune regioni del Canada.
Lupo eurasiatico Canis lupus lupus Stabile Europa occidentale, Scandinavia, Russia, Cina, Mongolia, Himalaya
Una sottospecie di dimensioni medio-grandi. Mantello generalmente corto e grigio misto. Ha l'areale più esteso di tutte le sottospecie di lupo. È la sottospecie di lupo più comune in Europa e Asia. La popolazione si aggira sui 100.000 esemplari. Cacciato legalmente in alcuni luoghi, protetto in altri.
Lupo delle grandi pianure Canis lupus nubilus Stabile Montagne Rocciose meridionali, Stati Uniti centro-occidentali, Canada orientale e nordorientale, estremità sudoccidentale del Canada e Alaska sudorientale
Una sottospecie di medie dimensioni. Solitamente grigio, nero, marroncino e rossastro. È la sottospecie più comune negli adiacenti U.S.A.. Cacciato legalmente in alcune regioni del Canada.
Lupo appenninico Canis lupus italicus Minacciato Italia, Svizzera, Francia
Una sottospecie di medie dimensioni. Colore rappresentato da tutti i colori dello spettro canino. Occupa territori relativamente poco estesi. Protetto.
Lupo della valle del Mackenzie Canis lupus occidentalis Stabile Alaska, Montagne Rocciose settentrionali, Canada occidentale e centrale
Una sottospecie molto grande. Solitamente nero, grigio misto o bruno, ma manifesta tutti i colori dello spettro. Questa sottospecie è stata reintrodotta nel parco nazionale di Yellowstone e nell'Idaho a partire dal 1995. Cacciato legalmente in Alaska e in alcune regioni del Canada. Protetto nelle aree adiacenti.
Lupo messicano Canis lupus baileyi Criticamente minacciato Messico centrale, Texas occidentale, Nuovo Messico meridionale e Arizona
Una tra le sottospecie più piccole. Solitamente bruno chiaro o di color ruggine. Reintrodotto in Arizona a partire dal 1998. La popolazione selvatica attuale è di 35-50 esemplari; quella in cattività di 300. Protetto.
Lupo russo Canis lupus communis Stabile, in diminuzione Russia centrale
Una sottospecie molto grande. Cacciato legalmente.
Lupo dell'Asia sud-occidentale Canis lupus pallipes Stabile Israele settentrionale, Arabia Saudita, Turchia, Afghanistan, Iran
Una piccola sottospecie. Cacciato legalmente in alcuni luoghi, protetto in altri.
Lupo della tundra Canis lupus albus Stabile Russia settentrionale, Siberia
Una grossa sottospecie. Generalmente grigio, con ciuffi di peli neri, ruggine e argentati, sebbene possa essere di tutti i colori dello spettro. Cacciato legalmente.
Lupo di Vancouver Canis lupus crassodon Minacciato Vancouver
I lupi di Vancouver sono di medie dimensioni e spesso di colore grigio.

Sottospecie discusse
In passato, la classificazione del lupo grigio è stata molto transitoria. Così ci sono ancora delle discussioni sullo status di alcune possibili sottospecie. Queste vengono elencate sotto.

Sottospecie Classificazione Status areale storico
Lupo iberico Canis lupus signatus Stabile Portogallo settentrionale, Spagna nord-occidentale
Potrebbe fare parte di C. l. lupus. Una sottospecie di medie dimensioni. Si distingue per le chiazze nere e per il pelame rosso ruggine. Dipendente dalla conservazione.

Sottospecie trasferite
Sottospecie Classificazione Status areale storico
Sciacallo egiziano Canis aureus lupaster Criticamente minacciato, sconosciuto Estremità settentrionale dell'Africa
La più grande sottospecie di sciacallo, in passato classificata come una sottospecie più piccola di lupo del deserto. Presenta solitamente un manto brizzolato, grigio sfumato o bruno. Molto snello. Si incontra molto raramente.

Ex sottospecie
Sottospecie Classificazione Status Areale storico
Lupo del Canada orientale Canis lycaon Non valutato Occupa l'area del parco provinciale di Algonquin e i suoi dintorni, nell'Ontario e si avventura anche nelle adiacenti regioni del Québec, in Canada.
Originariamente si pensava fosse una forma variante di Canis lupus lycaon. Più piccolo dei lupi grigi.
Lupo himalayano Canis himalayensis Criticamente minacciato India settentrionale e Nepal orientale
In passato C. l. chanco. Più piccolo dei lupi grigi.
Lupo indiano Canis indica Minacciato Subcontinente indiano orientale
Ritenuto in passato una varietà di C. l. pallipes, ora si è scoperto che questa è una specie ben distinta dell'India. Più piccolo dei lupi grigi. Generalmente rossastro, marroncino o color sabbia.

Sottospecie estinte
Sottospecie Classificazione Status Areale storico
Lupo di Hokkaido Canis lupus hattai Estinto Isola giapponese di Hokkaido
Una tra le sottospecie più piccole. Si è estinto nel 1889 in seguito alle campagne di avvelenamento.
Lupo di Honshu Canis lupus hodophilax Estinto isole giapponesi di Honshu, Shikoku e Kyushu
Una sottospecie molto piccola. Si è estinto nel 1905 a causa della rabbia e dello sterminio da parte dell'uomo.
Lupo bianco di Terranova Canis lupus beothucus Estinto Terranova, Canada
Si è estinto nel 1911 in seguito allo sterminio da parte dell'uomo e alla diminuzione delle prede maggiori.

Album fotografico delle sottospecie

Roma
La Lupa è l'animale simbolo della città di Roma.

tratto da http://www.wikipedia.org

Ibridi di Lupo - le razze

Il fascino del Lupo ha entusiasmato gli animi di molti personaggi... cinofili, etologi, semplici amatori, ne hanno fatto l'obiettivo della loro vita... volendo rinforzare il compagno Cane nella resistenza alle malattie, nella forza caratteriale, nell'addestrabilità, hanno inserito il sangue del Lupo in quello del Pastore Tedesco (la leggendaria razza sovrana fra le razze per equilibrio)...

Cane Lupo Italiano (Italia)

Cane Lupo Cecoslovacco (Repubblica Ceca) - Sito delle adozioni di CLC

Cane Lupo di Saarloos (Olanda)

Album fotografico delle razze

Che la buona creanza e il rispetto per la vita, consigli tutti coloro che mostrano il desiderio di accogliere nella propria dimora una creatura tanto singolare, non solo per lo splendore di ciò che rappresenta, ma anche, se non soprattutto, per la particolarità del carattere che la diversifica da tutti gli altri. Se un ibrido di Lupo non troverà un Branco, non si darà pace finchè non l'avrà trovato. Un ibrido di Lupo ha bisogno della semplicità della Natura non della socialità cittadina.

Che il dio-denaro e il fanatismo non prendano mai posto nel cuore di chi alleva.

Grazie

L'addomesticamento

Ci sono due modi per affrontare questo argomento. Partendo dal dato archeologico, possiamo osservare che nella grande arte parietale delle caverne, che si sviluppò in area Franco-Cantabrica, anche con propaggini in Italia, tra circa 30.000 e 15.000 anni fa, non vi è traccia di cani, nonostante siano dipinte scene di caccia e numerosi animali preistorici, come mammut, cervi, lupi, leoni etc.. Questo fa pensare che il cane non fosse allora presente in Europa. Le prime figure che indubitabilmente ritraggono cani preistorici si datano intorno a 11-10.000 anni fa circa nell'arte rupestre del Levante spagnolo e del Deserto Libico. Sono scene che mostrano l'interazione tra cani slanciati e cacciatori muniti di arco e frecce, che collaborano nella caccia a mammiferi selvatici. I primi fossili di cani risalgono invece a 16-13.000 anni fa circa e sono rappresentati da due grossi crani senz'altro di cane recuperati presso capanne fatte di ossa di mammut in un accampamento preistorico in Bielorussia (Eliseievichi 1). Un altro fossile coevo, ma meno completo, viene dalla Germania, reperti di poco posteriori (12.000 anni fa circa) da Israele. Questi ultimi cani medio-orientali erano relativamente piccoli e ne fu supposta l'origine indipendente dal piccolo lupo arabo, mentre il grande lupo europeo sembrava essere correlato ai fossili russi e tedeschi. A partire da circa 10.000 anni fa, comunque, il cane era diffuso in tutta l'Eurasia, l'Africa ed il Nord America. La sua diffusione fu quindi estremamente rapida. Questo discorso archeologico, abbastanza logico, è stato di recente sconvolto da ricerche molecolari importanti, pubblicate a firma principale rispettivamente di Wayne e di Savolainen sulla rivista Science, nel 1997 e nel 2002. Queste ricerche dimostravano origini complesse dei cani dai lupi, nell'un caso spostando all'indietro i tempi d'origine dei cani sino ad oltre 100.000 anni fa, nell'altro relegando l'origine del cane alla Cina, tra 40,000 e 16.000 anni fa, da cui successivamente il cane si sarebbe diffuso in Europa. Questi lavori si basavano su un sistema di datazione detto "orologio molecolare", scandito dai tempi di mutazione del Dna. Questo cosiddetto orologio, in base a dati recenti, non è preciso per datare tempi misurabili in migliaia di anni, mentre può valere per dimensioni temporali più vaste. Quindi il problema del quando non può essere affrontato utilizzando questi lavori. Il dove, basato sulle affinità genetiche, indicava per Savolainen la Cina, in contrasto con il dato archeologico che indica l'Europa e l'Asia Occidentale. Questo può spiegarsi con il fatto che i dati genetici di Savolainen erano viziati dall'introduzione nello studio di numerosi cani asiatici di origini non controllate.

Per ottenere dati sulla situazione antica, abbiamo quindi datato al radiocarbonio le ossa fossili dei cani e dei lupi preistorici da cui, con grande fatica, è stato possibile recuperare informazione genetica. Questo ci permette di dire che tra 15.000 e 10.000 anni fa l'Italia era popolata da lupi da cui furono tratti antenati dei cani.

Noi abbiamo potuto dimostrare che l'origine del cane avvenne in più luoghi nel continente Euroasiatico, ma che pur essendo l'origine multicentrica, un ruolo importante fu svolto dall'Europa Meridionale ed Orientale. Le popolazioni di lupi che ancora sopravvivono in Bulgaria, Romania, Grecia, negli stati dell'ex Iugoslavia e nella Russia sud-occidentale sono quelle geneticamente più vicine ai cani ed in particolare sono geneticamente vicine a cani fossili recuperati in Italia. Anche i lupi fossili italiani sono vicini geneticamente o addirittura hanno sequenze di Dna corrispondenti a quelle presenti nei più importanti gruppi di cani attuali. Questo indica che le popolazioni di lupi che esistevano, alla fine dell'ultima glaciazione, tra 22.000 e 10.000 anni fa, nelle vaste steppe che occupavano l'Europa meridionale ed orientale, fornirono animali di sesso femminile, abbiamo studiato il Dna dei mitocondri, trasmesso solo dalle femmine, che contribuirono allo sviluppo dei cani. Il movimento dei lupi e degli uomini preistorici in queste steppe era facilitato dai bassi livelli marini, l'Adriatico infatti era una distesa stepposa in gran parte all'asciutto, solcata al centro dal fiume Po. Queste distese di steppe comprendevano le aree dei siti archeologici in cui sono stati rinvenuti i primi cani. Quindi un importante ruolo dei lupi e dei cacciatori preistorici europei nello sviluppo del cane. Per inciso, il nostro studio mostra anche che i lupi italiani di 10-15.000 anni fa erano geneticamente molto diversi tra di loro, cosa che contrasta con la situazione attuale in cui tutti i lupi italiani e francesi, che discendono dal lupo d'Abruzzo, derivano da una stessa madre ancestrale. Questo collo di bottiglia genetico è quindi l'effetto verosimile delle persecuzioni cui il lupo fu sottoposto in Italia per secoli. D'altra parte, l'Italia, e l'Abruzzo in particolare, hanno avuto un ruolo determinante nella conservazione del lupo in Europa, cui va dato atto.

tratto da: http://www.asae-onlus.it/progetti/cani/addomesticamento.php

DOMESTICAZIONE ED EVOLUZIONE DEI CANI: DATI GENETICI,
ARCHEOZOOLOGICI E RUOLO DEL DNA ANTICO

...I dati paleogenetici ottenibili da resti biologici antichi sono di necessità scarsi ed estremamente
frammentari, ma possono essere corredati di datazione assoluta e sono direttamente riferibili a
specifici contesti paleogeografici e paleoambientali1. Grazie a queste caratteristiche il DNA
antico può aprire nuovi orizzonti allo studio dei processi evolutivi.
L’evoluzione delle specie domestiche...

leggi tutto l'articolo su: http://www.asae-onlus.it/progetti/cani/Med_Sec18-5-2006.pdf

Il Lupo addomesticato sconfisse i Neanderthal

Corriere scienza. Nuova ipotesi di uno studioso Usa
Il lupo addomesticato sconfisse i Neanderthal
Questo avrebbe garantito una vita migliore

Nuova ipotesi di uno studioso Usa Il lupo addomesticato sconfisse i Neanderthal Questo avrebbe garantito una vita migliore Uno dei piu' accesi dibattiti della paleoantropologia moderna verte sulla causa dell' estinzione dell' uomo di Neanderthal, sostituito nei suoi territori (Europa e parte dell' Asia) dall' Homo sapiens sapiens, il nostro diretto antenato. Ora un biologo del California Institute of Technology, John Allman, pensa di avere la risposta: Homo sapiens sapiens ha potuto sbarazzarsi dei neanderthaliani, e di altre specie, grazie all' addomesticamento del lupo. Quando gli uomini moderni si affacciarono al di fuori della loro culla africana, si scontrarono con le popolazioni gia' esistenti nei territori che andavano occupando: in Europa e parte dell' Asia con i Neanderthal, nell' Asia orientale probabilmente con Homo erectus. Nel giro di poche migliaia di anni Homo sapiens ebbe la meglio in maniera completa. Come abbia fatto a liberarsi delle altre specie e' un interrogativo ancora aperto anche se, forse, la soluzione e' sotto gli occhi di tutti. In alcune aree europee si sono trovate le prove di una fase di convivenza e anche di una rapida sostituzione tra le due specie e in tutti i siti studiati e' risultata evidente una netta superiorita' tecnologica dei sapiens rispetto a quella dei Neanderthal. Quindi, e' forse sufficiente guardare a quello che e' accaduto e sta ancora accedendo - ad esempio - alle moderne popolazioni indie, che sono collassate appena sono entrate in contatto con gli europei, detentori di una tecnologia piu' avanzata. La capacita' di addomesticazione del lupo e il suo utilizzo come compagno di caccia potrebbe appunto rientrare in quel bagaglio "tecnologico" che determino' l' affermazione dei sapiens sapiens. Secondo John Allman, che ha divulgato le sue idee nel libro "Evolving brains", i sapiens, appena giunti in Europa, incontrarono i branchi di lupi e intuirono per primi i vantaggi di una alleanza con loro. In un processo durato migliaia di anni, i lupi si sono prima avvicinati ai campi degli uomini, sono stati catturati e pian piano addomesticati. Sfruttando la capacita' di caccia di questi predatori, i sapiens sapiens sarebbero riusciti a raggiungere un' efficienza di sfruttamento delle risorse ambientali che nessun' altra specie aveva raggiunto. E aumentare l' efficienza di caccia significa anche poter occupare piu' territori, migliorare le proprie condizioni di vita, e, infine, aumentare la velocita' di riproduzione. E chi si riproduce piu' velocemente, dice l' ecologia evoluzionistica, ha la meglio sulle specie con cui entra in conflitto. L' ipotesi di Allman e' sostenuta anche dalla scoperta compiuta due anni fa da Robert Wayne, dell' Universita' di Los Angeles, che ha dimostrato, con lo studio del DNA mitocondriale del lupo e del cane, che quest' ultimo non e' altro che un lupo addomesticato. Secondo lui, il primo contatto tra lupo e uomo risale a oltre centomila anni fa, molto prima di quanto pensassero gli zoologi. Ed e' proprio il periodo in cui Homo sapiens sapiens raggiunse l' Europa.

Ferrari Marco -Pagina 22 - (31 gennaio 1999) - Corriere della Sera

In viaggio con il Lupo

"Il lupo apparirà davanti a te. Prendilo come tuo fratello,
perché il lupo conosce l’ordine delle foreste.
Egli ti condurrà per via piana verso il paradiso…".

È un canto funebre rumeno, recitato ancora nei primi del ‘900.

La visione del Lupo come psicopompo, cioè guida verso l’aldilà, è antica quanto le origini dell’uomo; lo testimoniano anche i ritrovamenti di urne cinerarie a foggia cinocefala, attribuite alla culture indo-europee. Una visione molto diversa da come oggi la nostra cultura considera il Lupo: come siamo giunti ad un tale cambiamento e cosa ha indotto l’uomo a considerare l’Animale da compagno a minaccia da sterminare? I più recenti studi etologici ci consegnano l’immagine di un essere mite, monogamo, sollecito con la prole, dotato di comportamenti sociali e non aggressivo nei confronti dell’uomo. Una creatura, tutto sommato, piuttosto diversa dall’immagine leggendaria di malvagio e sanguinario predatore che l’uomo gli ha cucito addosso nei secoli.
Piuttosto è facile distinguere delle assonanze tra Lupi ed umani tanto che si perde nella notte dei tempi l’usanza di tenere come compagno, sorvegliante di greggi o compagno di caccia, il Lupo nella sua più diffusa “trasformazione” - “il Cane”.

L’uomo primitivo migrò col Lupo durante le glaciazioni, dall’America del Nord, all’Eurasia, accompagnando le stirpi indo-arie nella loro diffusione nell’Europa e nel sub-continente indiano. Nell’allora sistema sociale di tipo nomade (cacciatori – raccoglitori) il Lupo era un competitore che, nella medesima nicchia ecologica, perseguiva le stesse prede; ma era più abile, perché più veloce, dotato di sensi più acuti, con un’invidiabile visione notturna e “armato” dalla natura con zanne e artigli. L’uomo, pur rivaleggiando con lui, lo venerava quale mirabile esempio di predatore, dal quale carpire tattiche ed astuzie. Il cacciatore, per eccellere nel suo intento, doveva perciò ingraziarsene lo spirito che, nelle culture sciamaniche, avveniva per via emulativa; vale a dire facendosi “colmare” dall’essenza della bestia sino ad assumerne il comportamento, l’aspetto e fin’anche i poteri. Questo fu, con ogni probabilità, il primo esempio di “licantropia”: ovvero la capacità umana di trasformarsi (col sussistere di certe condizioni) nel proprio animale totemico, nel nostro caso il Lupo. La trasformazione avveniva (e continuerà ad avvenire, come vedremo, almeno sino al X secolo) tramite rituali estatici che prevedevano l’emulazione delle movenze ferine e l’assunzione di specifiche sostanze (funghi sacri, piuttosto che alcol o bevande a base di erbe); indossando la pelle dell’animale se ne assumeva l’aspetto e le movenze, grazie all’ingestione della “sostanza sacra” se ne acquisiva la spiritualità, la forza ed il coraggio. Ora lo sciamano era la divinità-lupo che guidava danze propiziatorie piuttosto che la caccia stessa, come sembrano dimostrare alcune pitture rupestri.

Agli albori dell’Età del Bronzo la maggioranza delle stirpi adottava ormai uno schema sociale di tipo stanziale, basato su: agricoltura, caccia ed artigianato, con culti femminili e “lunari”, incentrati sui riti di fertilità e scanditi dalle lunazioni che cadenzavano una vita sociale basata su ritmi stagionali tipici della forma societaria stanziale.

L’incontro tra queste numerose realtà con le popolazioni nomadi, il cui culto virile si basava su immagini solari e sciamaniche, diede luogo ad un’affascinante fusione di culture alla cui base stanno i numerosi “miti degli inizi” che vedono il Lupo quale protagonista. Febo e Artemide (rispettivamente legati a Sole e Luna) che vennero partoriti da Latona, trasformata in Lupa. I Sabini stessi si proclamavano “figli del Lupo” ed è per questo, forse, che ad una Lupa venne affidata la protezione ed il sostentamento dei divini gemelli Romolo e Remo, fondatori di Roma. Ancora più a Sud lo stesso Osiride, dopo lo smembramento del suo corpo ad opera del malvagio fratello, rinasce sotto forma di canide. Infine anche nella cultura mongola il Lupo Celeste è progenitore di eroi, l’ultimo dei quali fu il noto Gengis Khan.
Notiamo che l’antica sovrapposizione tra i culti della caccia e quelli della fertilità investono, un po’ in tutte le culture, il Lupo come animale propiziatore delle fecondazioni.

Cito, a tal proposito, i lupercali dell’antica Roma dove i seguaci del Dio Luperco (attorno a metà febbraio) percorrevano seminudi le vie dell’urbe percuotendo le donne in età fertile con corregge di pelle, rievocando così gli albori della fondazione della Città trasfigurati nell’evidente rituale di fecondità e rinascita praticato.

Il Lupo tuttavia non si limitò ad incarnare i miti di nascita e fecondità, già ai primordi dell’età del ferro le culture guerriere norrene e mitteleuropee consideravano il Lupo (e suoi totemici parenti, quali l’Orso ed il Cane) come modelli di coraggio e possanza: simboli di una casta guerriera d’elité. Riassumendo le varie fonti giunte sino a noi (la maggior parte tardive e contaminate dalla fede cattolica dei redattori) siamo in grado di tracciare un profilo plausibile di quello che poteva essere un Ulfhednar (guerriero-lupo) o un Berserkr (guerriero-orso) e la loro evoluzione nell’ambito dell’Europa.
Già Tacito (nella sua opera “Germania” ) ci riferisce di feroci guerrieri (gli Arii) con scudi neri, dal corpo nudo e tinto che prediligono gli scontri notturni, facendo così eco ad una tradizione guerresca che affonda profonde radici nella mitologia nordica. Lo stesso Odino è forte del suo manipolo di sacri guerrieri che lo affiancano nella Valhalla e che spesso vengono associati agli Ulfhednar e Berserkr. Nella società guerriera germano-scandinava questa elite militare combatteva in reparti di altissimo prestigio, organizzati in caste militari fortemente gerarchizzate e legate alla divinità cui erano consacrate, godendo così di un’aura di potente sacralità, rispetto e terrore. Ispirati dalle remote, e già citate, pratiche sciamaniche dei loro antenati essi incarnavano l’essenza dell’Animale Lupo (o Orso), la ferocia, l’astuzia ed il temibile aspetto. Questi uomini erano soggetti ad iniziazioni sacerdotali condotte con l’assunzione di sostanze alcoliche e psicotrope (funghi, erbe, idromele o birra) e rituali di tipo estatico, durante i quali il guerriero cadeva in uno stato di trance di tipo sciamanico. Non possiamo escludere che una delle prove da sostenere fosse la caccia e l’uccisione dell’animale che, con l’assunzione delle carni e del sangue, entrava letteralmente nel corpo del guerriero elargendogli le tanto ambite qualità. Questa gente vestiva pelli di Lupo, portava lacci di cuoio alle gambe e rumorosi anelli metallici, mordeva gli scudi e “ululava” durante le battaglie per atterrire oltremodo il nemico.

Impossibile a questo punto trascurare la progressiva trasformazione della figura del Lupo in un elemento temibile, a tratti inquietanti e comunque legato ad un’azione violenta (quella guerriera, appunto).

Del resto simile metamorfosi avviene anche presso il Monte Liceo, in Arcadia, presso il quale si compivano riti di antropofagia in onore dell’animale. Qui è lo stesso Giove ad “intervenire” e condannare Licaone (capo spirituale di tale culto) alla dannazione, folgorandone la reggia e tramutando lo stesso re in Lupo. Già dall’evo antico quindi la figura lupesca assume connotazioni chiaramente minacciose ed esecrabili dove il regno dei morti è sorvegliato da Cerbero (lupo a tre teste) e Ade, sovrano degli inferi, indossa una pelle di Lupo che gli dona l’invisibilità. Anche presso gli Etruschi il Re dell’oltretomba (Ajita) indossa il medesimo pellame e, presso i Celti, il Lupo è carnivoro funebre e lo si rappresenta seduto sui posteriori nell’atto di divorare un uomo.

L’evoluzione culturale rende scomoda e pericolosa la vecchia immagine del Lupo Maestro alla quale si compivano sacrifici propiziatori, trasformandoli, a poco a poco, in gesti di scongiuro: non si prega più perché il Grande Predatore interceda ma perché sia lontano. Ed anche lo Sciamano, che assumeva in se lo spirito della tribù, si trasforma in creatura esecrabile, gettando le fondamenta per il futuro stregone dedito a culti infernali.
Certamente le invasioni delle genti nordiche con i loro guerrieri-lupo contribuì a rafforzare e consolidare il rapporto tra le tradizioni scaimaniche-pagane ed il demonio del nuovo culto cristiano; demonio che la chiesa cattolica combatté con campagne di evangelizzazione cruenta proprio nel seno di quelle popolazioni norrene che ben lo rappresentavano. Così la figura dell’Ulfhednar perde l’aura di orrore sacrale per assumere il nuovo carattere di maledizione diabolica, entrando così in pieno nella casistica della stregoneria.

Nell’Europa cinquecentesca la figura dell’Uomo-Lupo era ormai inesorabilmente legata con quella dello stregone schiavo del demonio; giunge così alla parabola più bassa il mito del Lupo: trasformato da Spirito tutelare e guida delle Anime a demone da evocare quale trastullo di Satana o per soddisfare la sete di sangue grazie al camuffamento animalesco.

E sarà in questo status, in cui il sacro ha dato luogo al bestiale, che prenderanno vita le innumerevoli leggende, racconti e fiabe legate al Lupo Mannaro ed alle sue trasmutazioni nelle notti di plenilunio.

Con buona pace dell’Inquisizione la figura del Lupo Mannaro ha la sua massima diffusione in Europa tra il quattrocento e seicento; in questi anni infatti assistiamo ad una vera e propria epidemia di licantropismo al quale vengono attribuite tutte le caratteristiche ed i sintomi utili all’identificazione ed allo sterminio di tale razza satanica. Diviene licantropo chi nasce in occasione di festività cristiane importanti (perché il suo venire in un tempo sacro è vista una profanazione), ma anche dormire a volto scoperto sotto la luna non lascia scampo alla trasformazione. Più spesso si diventa Lupi Mannari per intercessione diretta del Diavolo, che così da origine ad un manipolo di schiavi per il Sabba scegliendoli, ovviamente, tra persone dalla condotta esecrabile. E poi ancora la persona suscettibile di trasformazione era riconoscibile da alcune peculiarità: corpo eccezionalmente peloso, occhi iniettati di sangue, dentatura ferina e comportamento irascibile. E potremo continuare per molto con miti e leggende create dall’ignoranza popolare e dall’astuzia del braccio inquisitorio.

Dopo secoli e secoli di ininterrotta persecuzione il Lupo oggi sopravvive a stento in poche aree protette, costantemente monitorate contro la stupidità e nefandezza dell’animo umano. Un Lupo che negli ultimi anni pare incrementare a fatica il proprio numero di esemplari, quasi volendo dimostrare che, nonostante le crudeltà e l’immagine temibile attribuitagli, Lui ancora c’è. Pronto a riassumere il ruolo che gli spetta: compagno, guida, amico e coraggioso aiutante.
Nelle foreste torneranno gli occhi brillanti dei Lupi ed i loro ululati accoglieranno pleniluni più luminosi che mai… pronti, ancora una volta, a guidarci in un mondo nel quale continuiamo a comportarci come ospiti disinteressati piuttosto che come figli devoti.

Helvarr di Bibrax da http://www.bibrax.org


Il Branco

"L’unione fa la forza"

Quel che spinge un animale a formare un branco, può dipendere da più fattori. Il nutrimento - un lupo da solo può uccidere un cervo, correndo molti rischi e impegnando notevole fatica; un cervo pesa circa 70 kg. e a lui ne bastano una decina per nutrirsi; con una simile preda quindi si possono soddisfare 7/8 soggetti. Un alce del peso di 400 kg. circa può sfamare un intero branco per giorni e giorni.. La difesa del territorio - è fondamentale per la sopravvivenza tenere lontani dalla tana e dal cibo altri predatori. La delimitazione del territorio, viene segnalata dai lupi, con rimarchi odorosi e visivi. La difesa della cucciolata - dalla progenie deriva la nuova forza. Tutti i membri del branco collaborano per il sostentamento della femmina Alfa - mamma dei cuccioli - e dei suoi piccoli.

La scissione di un branco può avvenire per motivi di sovraffollamento (più di 10 elementi in un territorio scarso di selvaggina); nel periodo degli amori (non potendo soddisfare il proprio istinto, i giovani lupi decidono di staccarsi per andare alla ricerca di una compagna e dar vita, a loro volta, ad un nuovo nucleo familiare. I legami affettivi che hanno stretto con il vecchio branco, possono però rimanere forti. Incontrandosi nuovamente, può accadere che le due famiglie si riuniscano in un grande branco o comunque vivano a stretto contatto nel rispetto gli uni degli altri); con il sopraggiungere della vecchiaia (l’emarginato segue il branco a distanza controllata e si nutre dei resti di cibo).

Il branco - Animali rispettosi della legge e delle autorità.

La saggezza dei lupi sta nell’unirsi per sopravvivere e per continuare a lasciare le proprie impronte sulla terra.
La collaborazione nella caccia (scelta la preda più debole - vecchia, malata, ferita – la isolano e la accerchiano, in due la immobilizzano dalla coda e dal collo – spesso rompono la colonna, recidono la giugulare e l’agonia della preda termina – e gli altri la finiscono); il rigurgitare il cibo una volta rientrati al campo base (per la fem. Alfa quando ancora è in fase di allattamento, per i cuccioli in età di svezzamento); l’aggressività verso gli esterni e verso chi non si confà alle regole (aggressione che può degenerare nell’uccisione dell’aggredito, solo nel caso in cui quest’ultimo non sceglie la fuga); la scalata al vertice da parte di chi si sente in grado di affrontare la prova (ciò accade se viene a mancare uno dei leader, per evitare che il branco possa finire nel caos) e la fiducia che alcuni compagni ripongono in chi osa, fino a seguirlo nella scissione se serve, dal gruppo; il mettere in discussione il diretto superiore per arrivare ad avere un posto di maggior riguardo, il che significa cibo di miglior qualità e più considerazione (saranno così solo i più forti ad occupare posti di vitale importanza); il comportamento altruistico di collaborazione, fan del lupo un esempio di armonia ed equilibrio.

La natura sociale del lupo, questa sua evoluzione per la vita di branco, con le necessarie qualità “sociali” (la capacità di comunicare, di vivere fianco a fianco, di sopire la propria aggressività impulsiva, di collaborare per l’allevamento dei cuccioli, di cooperare nella caccia), ha consentito lo sviluppo del processo evolutivo da lupo a cane.

L’intera vita di un lupo è motivata da un altissimo senso altruistico, tipico di animale perfettamente socializzato.
Quest’individuo ha livelli di integrazioni così completi da indurre comportamenti rischiosi per il singolo quando il branco è in pericolo. Il lupo sa che il gruppo è la sua fonte vitale.

Anche il cane sa che la famiglia umana nella quale si trova, è la sua vita. Per questo si piega a qualunque soluzione pur di restarvi, accettando anche maltrattamenti di ogni genere. Basti pensare al cane abbandonato che in qualunque modo gli è possibile, cerca di tornare da chi lo ha tradito.


I comportamenti innati

La struttura sociale richiede un grado di interazione elevatissimo: la caccia, il mantenimento dei territori, le gerarchie e l’insegnamento ai giovani. Tali interazioni sono consentite da un sistema di comunicazione molto complesso e allo stesso tempo semplice e naturale. L’ugual messaggio, a seconda della posizione gerarchica, richiede una diversa forza di trasmissione. Quel che il leader comunica con un cenno, da un subalterno deve essere trasmesso con forza ed insistenza.
L’ordine sociale è affidato esclusivamente alla trasmissione di messaggi.

Segnali olfattivi - l’olfatto è estremamente sviluppato e di vitale importanza: per stanare la preda, per conoscere un simile, per riconoscere un membro del branco, per segnare il territorio, per evitare invasioni, per camuffarsi…
Segnali visivi - per imporsi; per sottomettersi; per evitare uno scontro; per esprimere stati d’animo…
Segnali uditivi - per manifestare soddisfazione, insoddisfazione, eccitazione, contentezza, paura, dominanza, nervosismo; per riunire il branco, richiamare l’attenzione, chiedere aiuto, invitare a giocare…
Segnali meccanici o tattili - leccamenti per pulire le ferite, per chiedere cibo, per mostrarsi inferiore, per conoscersi; toccate per giocare, per sfidarsi, per dominanza, per richiesta, per insicurezza...
Segnali amichevoli - insieme di movimenti rilassati per esprimere benevolenza.

“Apprendimento = mutamento individuale temporaneo o definitivo di un modulo comportamentale innato dovuto alle esperienze fatte a contatto con l’ambiente”.

“Il menù di un lupo va dai funghi alle bacche ai topi e su, su fino ad animali grossi e combattivi quali l’alce e il bisonte. Di prede di questo genere non si riesce ad aver ragione con il solo istinto, si rivela invece molto più opportuna una specifica attitudine all’apprendimento. (…)E.Trumler - Il cane preso sul serio.

L’effettivo progresso si ha quando sia possibile trasmettere alle generazioni successive quanto il singolo individuo è riuscito ad apprendere. Perché sia possibile trasmettere ai discendenti quanto si è appreso, deve esistere in questi una predisposizione all’apprendimento. Ma questa predisposizione è possibile solo se vi è un’accettazione dell’esperienza di chi è più anziano. (…) Il riconoscimento dell’autorità è decisamente il principio portante di tutte quelle forme nate per vivere in società.(…) A tali forme appartengono le specie di cani gregari e l’uomo.” E.Trumler - Il cane preso sul serio.


Luoghi importanti
La tana - deve essere rialzata rispetto al terreno per evitare gli allagamenti durante le piogge. Di norma è un antro scavato a misura dalla femmina Alfa, con un piccolo spiazzo antistante ove i cuccioli hanno la possibilità di muoversi ma non di allontanarsi. Attorno ad essa, quando ci sono i piccoli, è la vita del branco.
Zone di riposo- situate appena fuori la tana. Di estensione limitata, i cuccioli vi rimangono quando, ormai grandicelli (otto settimane circa), vengono lasciati soli dagli adulti per le manovre di caccia. È anche il punto di ritrovo al momento del rientro
Sentieri periferici- sono la delimitazione del territorio. Vanno battuti spesso per controllare eventuali intrusioni e per ribadire i marchi territoriali.
Dispense sotterranee- quando le prede sono abbondanti, i lupi ne sotterrano una parte; nei periodi difficili avranno di che sfamarsi.

Tecniche di caccia
Il lupo è in grado di cacciare prede di diverse dimensioni – dal topo al grande alce – perché sa adottare a seconda dell’animale che ha di fronte una tecnica specifica.
I piccoli animali (topi, conigli,ecc.) vengono atterrati con un balzo parabolico e schiacciati a terra con gli anteriori. Con prede leggermente più grandi (volpi) usano dare delle vigorose scrollate. Le medie (pecore) sono uccise con morsi alla gola per recidere la carotide e i grossi tronchi nervosi.

Questa tipologia di cibo può essere procurata in solitaria, per gli ungulati bisogna agire in branco.

La ricerca del soggetto giusto può iniziare anche da una distanza che non è alla portata della vista, il lupo infatti è in grado di capire, passando sul pascolo precedentemente calpestato dagli ungulati, se esistono animali di adeguata portata, anche solo dalla perlustrazione dell'erba biascicata, un esempio: la bocca di un soggetto anziano, lascia segnali visivi e olfattivi particolari.
I lupi si aggirano nei grandi branchi cercando il soggetto giusto (malato, vecchio, ferito). Essendo gli ungulati fortissimi corridori, la tecnica messa in atto sarà di accerchiamento: uno o due gruppi di lupi si portano a monte della preda e si appostano, un altro gruppo si getta all’inseguimento spingendola verso l’agguato, in tal modo convergendo da più parti, i gruppi accerchiano la vittima e la attaccano contemporaneamente.

Similitudini fra Lupo e Cane

Possiamo qui riconoscere, le gesta dei cani caccia e dei conduttori di greggi, senza l’esito finale naturalmente. Il cane da caccia si limiterà a segnalare la selvaggina e il cane da pastore a ricondurre l’individuo smarrito. Per evitare lo scempio finale, i cani dovranno essere seriamente inibiti dal proseguire l’opera.
Dallo schema neotenico possiamo raggiungere il livello di progresso mentale del cane; dalle sue azioni, quali atteggiamenti, vocalizzi, maturità fisica, possiamo arrivare al suo grado di evoluzione mentale.

Le caratteristiche di razza – ogni razza selezionata dall’uomo, segue uno schema di attributi fisici e mentali di cui bisogno sempre fare riferimento allo schema neotenico ma in più ci sono delle varianti che rimangono utili allo svolgimento del lavoro del cane stesso. Es.: un breton – cane da caccia inseguitore e stanatore, quindi decisamente predatore ovvero terzo stadio, ma le orecchie sono lunghe e pendenti. L’uomo l’ha selezionato così perché è un cane che deve intrufolarsi nelle sterpaglie, i ramoscelli rimangono impigliati al pelo delle orecchie e non si infilano nel canale uditivo, in più quando il soggetto è con la testa china al suolo, le orecchie gli fanno da imbuto, in questo modo l’odore s’incanale risultando più forte. L’aggressività e il possesso sono stati invece sopiti e la ragione mi sembra ovvia.

Il linguaggio

Sottomissione: passiva - mostrare l’addome in modo tale per poter esser esaminati (sottomissione totale); attiva - insieme di posture e movimenti giocosi simulando quelli dei cuccioli alla vista di un adulto.

Aggressione - paura e attacco – Lorenz aveva schedato una serie di combinazioni mimiche per riconoscere lo stato d’animo di un lupo. In situazione neutrale le orecchie sono erette, la bocca serrata, il pelo dorsale accostato al corpo, la coda in riposo. Con il sopraggiungere della paura, le orecchie vengono portate all’indietro fino a schiacciarsi contro il cranio. Aumentando l’aggressività, la bocca si apre, le labbra si sollevano e vengono mostrati i denti. Crescendo la paura crescono i ringhi e gli abbai acuti. Tutto ciò può avvenire anche simultaneamente. La paura è segno di debolezza e l’aggressività che scaturisce da essa, è mostrata in modo tale, per spaventare l’avversario. Se ciò non fosse, l’avvisaglia sarebbe molto meno appariscente e rumorosa.
La volontà e lo stato fisico dell’aggressività attiva, sono evidenziati solo dal comportamento stesso, l’attacco.

Inibizione a mordere – nel momento in cui decide di attaccare, ogni lupo è consapevole del fatto che può essere morso a sua volta; poiché ogni ferita mette a repentaglio la vita, il timore di prenderle inibisce l’aggressività. I soggetti sottomessi attuano la mimica infantile per frenare l’aggressore; la risposta che possono ricevere è di tolleranza e quindi di desistenza; oppure rispondono all’attacco, questo dipende dalle esperienze vissute in precedenza - la paura di essere morsi fa salire l’aggressività – e dalla motivazione dell’attacco – presa di posizione.
Un soggetto sicuro di sé può non rispondere con aggressività, mostrando una postura rigida, prendendo a spallate l’aggressore o dando colpi con il posteriore, cercherà di mostrare non considerazione (scoraggiamento). Solo se non otterrà l’inibizione, la reazione sarà di comportamenti difensivi, ed infine di lotta.

Reazione di fuga - aggressività passiva. Se un soggetto viene minacciato e non ha il coraggio di affrontare lo sfidante, la paura condizionerà la sua aggressività e lo porterà a fuggire. Se questo però non sarà possibile, reagirà con una posizione difensiva, tutto raccolto sotto di sé, palesemente spaventato, mostrerà i denti e pizzicherà l’aria. Un soggetto di medio rango inserirà un fare più minaccioso, drizzando il pelo e inserendo vocalizzi mentre sbatte i denti in prossimità dell’avversario - stok dei denti, movimento della lingua appena fuori delle labbra, corpo ritratto e inarcato, fuga se possibile, attacco se chiuso (istinto di sopravvivenza).

Dominanza - il soggetto è in piedi, rigido, la coda è alta, con lo sguardo fisso scruta un subordinato – privilegio di elementi di alto rango. La risposta appropriata del lupo che viene fissato, è quella di distogliere immediatamente lo sguardo e ritirarsi. I lupi di alto rango possono atteggiarsi anche in modo meno pacifico. La postura del corpo è simile. In aggiunta abbiamo il pelo sulla dorsale eretto, la coda vibrante, le labbra sollevate a scoprire i denti e dal profondo si ode un ringhio cupo. L’animale si muove lentamente. L’impressione che dà è di auto-caricamento. E ancora, un dominante può assumere una postura di punta, a terra, raccolto come se dovesse lanciarsi su una preda; tale attacco difficilmente viene concretizzato, è usato in linea di massima verso individui estranei.
Fra intimi si nota: subordinato a terra, dominante in piede sopra trasversalmente al subordinato; oppure il superiore prende delicatamente in bocca, senza ferirlo, il muso dell’altro. Più appariscente il “montare sul dorso”. Si presenta in due forme diverse: una, il dominante sale sul dorso del subordinato ponendogli di traverso, sulle spalle, gli avambracci; due, montando da dietro come nel gesto sessuale, mordendo simbolicamente il collo. Quest’ultima esibizione è anche la dimostrazione delle prerogative sociali all’interno del branco.

Gioco - attività ludica fine a se stessa - gioco solitario. I cuccioli imparano a dominare meglio i propri movimenti.
Gioco di gruppo - in un primo tempo è più rude, poi con l’esperienza, che insegna quanto si può osare senza esasperare i compagni, si fa più pacifico e rilassato.
Il gioco diverrà nuovamente pesante nell’età giovanile, con il crescere delle esigenze biologiche.
Gioco Sociale – ha scopo tattico - di carattere gerarchico; con l’intento di sottrarsi ad una sfida; per rubare una porzione di cibo (gioco simulato).
Il gioco simulato è indice di astuzia. Le tecniche vengono affinate con l’esperienza (un lupo adulto non si farà rubare tanto facilmente un pezzo di carne con un invito al gioco).
Fra gli adulti il gioco è usato spesso nei conflitti sociali, nelle relazioni gerarchiche, come iniziativa a scopo sessuale, per la gestione delle risorse vitali (vitto e alloggio).
Usando atteggiamenti giocosi, non si rischia un conflitto diretto che può degenerare in una lotta. I gregari sono molto condizionati da questo comportamento, poiché la pressione sociale li obbliga ad una continua “dar prova del proprio valore”. La permanenza nel branco spesso dipende da questi atteggiamenti.

Il saluto – ogni lupo, dall’ultimo salendo la scala gerarchica, esibisce movenze di sottomissione attiva (entusiastici colpetti, leccamenti delle labbra – comportamento del cucciolo che chiede cibo), per mostrare affetto, riconoscenza, amicizia… ciò permette di rigenerare i legami inibendo reazioni negative nei propri confronti. La risposta che ne consegue è, generalmente, di benevola superiorità. La conclamazione di rinsaldo a conferma della stabilità del branco, si può apprezzare nella cerimonia di gruppo, nella quale tutti i membri si riuniscono attorno al leader toccandolo con il muso, sfiorandolo e leccandolo sulla faccia. Questa cerimonia di saluto festoso, avviene più spesso quando il maschio Alfa torna dopo breve assenza, o quando i lupi sono stati temporaneamente separati, con minor evidenza quando viene fiutata la traccia di una preda, prima di iniziare l’inseguimento.
Il saluto è un gesto da subordinato che ha origine direttamente dalla richiesta di cibo del cucciolo.

Dati questi presupposti, è raro che un lupo dominante, debba imporsi su un suo inferiore, utilizzando qualcosa di più serio di una minaccia.

Tratto dalle dispense del corso: Primi Passi verso la Conoscenza del Cane - Paolo Caldora e Barbara Tullio

L'uomo contro il Lupo - da amico a nemico per paura di perdere il potere

…La persecuzione e lo sterminio perpetrato ai danni del lupo hanno origini medioevali, causate dal non saper più discernere con chiarezza l’antico e mitizzante significato di questo animale nel linguaggio arcaico. Il prevalere del terrore e dell’aspetto negativo nell’immaginario popolare portò l’Europa del Medioevo a inventare le più crudeli strategie di caccia per sterminarlo. Unica eccezione leggendaria quella del lupo di Gubbio, ammansito da Francesco d’Assisi, santo che ricordava sapienzialmente come dialogare con tutti: il lupo visse tranquillo e non più temuto, ma anzi nutrito e accudito da un’intera comunità.
In ogni villaggio spagnolo attorno al 1100, invece, il sabato si organizzava obbligatoriamente una battuta di caccia al lupo; a Vicenza nel 1300 vennero erette mura di cinta come barriere per i lupi; in molti paesi europei il lupo veniva catturato, processato e impiccato come i ladri; nel 1308 Filippo il Bello istituì un corpo speciale di cacciatori preposti al lupo denominato Louveterie; in Inghilterra, il pregiudicato che avesse voluto riscattare i propri reati era tenuto a consegnare alla corte cento teste di lupo; in Russia la caccia al lupo divenne prerogativa nobiliare e aristocratica, resa più divertente dal legare dietro una slitta in corsa la carcassa sanguinante di un animale domestico, lasciare che un branco di lupi entrasse in quella scia e sparare sul gruppo a più non posso; nel 1560 i Savoia diedero il permesso di cacciare senza restrizione i lupi in Piemonte; fino ai primi decenni del Novecento era comune in Italia la figura del “lupanaro”, uccisore di lupi di professione, armato di tagliole, uncini, scure e corde che aspettava il passaggio dei lupi nei boschi, nascosto sugli alberi. Tanto ha potuto la natura umana, generalmente vittima della propria tendenza egemonica, apportatrice, nel corso di errori accumulati nei secoli, di danni anche ecologici e ambientali.
Così nel 1500 veniva abbattuto in Inghilterra l’ultimo lupo; nel 1800 in Francia non ne rimaneva nemmeno la traccia; in Scozia e in Irlanda gli ultimi lupi furono intravisti fra il 1700 e il 1770; in Italia fu eliminato dalle Alpi nel 1927, dal Cuneese nel 1921, dalla Pianura Padana nel 1830.
Credo che l’attuale revisione della fama del lupo e il suo reinserimento, almeno nei parchi naturalistici di tutto il mondo, siano una piccola speranza accesa, una fiaccola tenue che serve comunque a dare risalto ai bagliori di splendida libertà che si possono ammirare nei suoi occhi, così come credo profondamente che nell’omega del mondo – e all’interno di ogni tipo di fede – tornerà il tempo in cui lupi e agnelli condivideranno senza prevaricazioni gli stessi spazi, infiniti, liberi ed eterni.

Articolo della professoressa Barbara Spadini

Per leggere l’articolo completo: http://vocedellafogna.wordpress.com/2010/11/07/nell%E2%80%99orma-del-lupo-seconda-e-ultima-parte/

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IL LUPO E L'UOMO
Tipico dell’uomo è attribuire ad animali capaci di suscitare in lui una qualche suggestione, virtù o vizi che, in realtà, appartengono solo alla nostra specie. Il lupo, avendo da sempre stimolato l’immaginario umano, ricorre frequentemente nella cultura, tradizione e folklore della maggior parte delle civiltà dell’emisfero boreale, suscitando in generale sentimenti contrastanti, ovvero di odio e ammirazione. Aldilà di altre caratteristiche del lupo che hanno influenzato la sua considerazione presso l’uomo, l’ululato - il suo tipico mezzo di comunicazione - ha indubbiamente toccato corde profonde dell’emotività umana fin dalla notte dei tempi, costituendo uno dei suoni più impressionanti udibili in natura, affascinante ed inquietante allo stesso tempo. Una vocalizzazione lamentosa, e per certi versi sinistra, che ha accompagnato da tempi immemori la storia e lo sviluppo delle civiltà dell’emisfero settentrionale.
Occorre risalire al Paleolitico (tra 1 e 2 milioni di anni fa) per comprendere l’origine del complesso rapporto tra uomo e lupo, quando l’Eurasia era costituita da tundre e taighe, ed il clima glaciale faceva fluttuare con le sue intermittenze una formidabile fauna di renne, cavalli selvatici, bisonti uro e cervi. In quell’epoca due cacciatori straordinariamente simili per tecniche e capacità venatorie, l’uomo ed il lupo, si spartivano questa ricchezza di prede senza conflitti. Entrambi caratterizzati dall’appartenenza a gruppi sociali strutturati gerarchicamente al loro interno in modo ben definito, ma soprattutto dall’attitudine ad abbattere prede dalla mole più grande della propria, grazie alle potenzialità offerte dalla "caccia sociale", ovvero grazie all’azione concertata e coordinata dei vari membri del gruppo, oltre che alle fini capacità di comunicazione. L’uomo ed il lupo, in questo modo, si affermarono da un punto di vista evolutivo, in ambito boreale, come predatori di primo piano, in seguito alla sparizione da questo scenario dei grandi felini.
Tutto sembra indicare che fino a quando l’uomo non iniziò a dedicarsi alla pastorizia, esso condivise con il lupo i propri territori senza entrare in competizione diretta. Infatti, gli equivalenti moderni e contemporanei dei cacciatori nomadi paleolitici, ovvero gli Indiani Nord Americani e gli Eschimesi, non odiano il lupo, ma al contrario, gli attribuiscono tutte le virtù del perfetto cacciatore, spesso venerandolo addirittura come divinità positiva. Fra i pellerossa era infatti comune che i guerrieri più audaci, nonché i migliori cacciatori portassero il nome di questo animale (Lupo Rosso, Lupo Grigio, etc). Gli Eschimesi d’altra parte considerano il lupo una divinità positiva, Amorak, identificata nella luce solare. I Mongoli invece identificavano in questo animale il mitico progenitore di Gengis Khan. Questi fatti testimoniano chiaramente l’ammirazione che l’uomo cacciatore provava, e prova tutt’oggi, per la resistenza, la forza, l’intelligenza, la tenacia ed il coraggio del lupo.
Si ritiene che il lupo sia entrato in conflitto diretto con l’uomo - e da quel momento sia divenuto così un proscritto da combattere ed annientare - allorché questi si dedicò alla pastorizia. Infatti il lupo, predatore altamente adattabile, generalista ed opportunista, ebbe ben presto modo di sperimentare ed apprezzare i vantaggi derivanti dalla predazione sugli animali domestici che, avendo perso la capacità di difendersi dai predatori nel corso del processo di domesticazione, rappresentavano, e rappresentano, una preda allettante e facile rispetto ai loro progenitori selvatici. Da quei tempi la inclinazione dei lupi ad approfittare di questa relativamente facile fonte di nutrimento - con frequenze estremamente variabili a livello locale a seconda delle caratteristiche ambientali e delle contingenze stagionali (e.g., scarsità di ungulati selvatici) - ha influenzato pesantemente il suo rapporto con l’uomo. Un altro conflitto irrisolto, completamente sovrapponibile a quello tra uomo e lupo, è quello che vede un altro canide, il coyote (Canis latrans), come protagonista, in qualità di saccheggiatore di greggi, nel settore occidentale degli USA. La tentazione dei coyotes a effettuare "prelievi" sistematici dai greggi di certe zone è stata suggestivamente stigmatizzata come equivalente alla situazione di un bambino che si ritrovi, senza il controllo dei genitori, in un negozio di caramelle (Sacks 1996).
Per molti secoli gran parte della popolazione umana dell’Europa settentrionale fu costituita da pastori nomadi. A quel tempo i pascoli disponibili erano scarsi rispetto alla copertura forestale, ed il clima di molte di queste regioni europee obbligava i pastori a lunghi e continui trasferimenti. La densità della popolazione umana era relativamente bassa e le distanze da coprire così ampie che era impossibile per questi pastori conoscere in dettaglio i territori che via via frequentavano, nonché di avere a disposizione strutture atte al ricovero notturno delle bestie. Questo fatto, in aggiunta alle difficoltà da parte dei cani da pastore di poter svolgere il loro ruolo in tragitti così lunghi e attraverso luoghi così diversi, spinse questi pastori a combattere sistematicamente i lupi attraverso intense campagne di eradicazione della specie (Mc Namee 1997).
Nell’Europa meridionale invece, dal clima più mite e quindi più ospitale, la pastorizia si sviluppò fin dall’inizio come attività stanziale. Il bestiame veniva cioè allevato, durante il corso di tutto l’anno, su pascoli relativamente circoscritti, e gli spostamenti stagionali venivano effettuati, fino a non poco tempo fa, lungo tragitti tradizionali (i.e., transumanze), di minor scala spaziale rispetto a quelli intrapresi dai pastori erranti del Nord Europa. Inoltre, differenza significativa, i pastori stanziali utilizzavano ricoveri per le greggi. Questi pastori hanno quindi vissuto per secoli in fattorie e villaggi adiacenti ai pascoli, in rapporto di vicinanza con territori accidentati e riccamente forestati abitati dai lupi. I greggi venivano mantenuti anno dopo anno sugli stessi pascoli, estivi ed invernali, cosa che permetteva al pastore di sviluppare una intima conoscenza del territorio che frequentava. Questo costituiva certamente un notevole vantaggio nel contrastare efficacemente i potenziali pericoli dovuti alla presenza dei lupi, in quanto il pastore sapeva perfettamente quanti branchi vivevano nei paraggi, e le loro abitudini nel corso delle stagioni. Il pastore aveva così la possibilità di mettere in atto le contromisure del caso, semplici ma efficienti, tramandate di generazione in generazione, come l’uso di cani da pastore appositamente selezionati ed addestrati all’uopo (e.g., il pastore maremmano), la sorveglianza ed il ricovero notturno del bestiame in determinate condizioni etc. In altre parole si creò un rapporto di convivenza più o meno pacifico tra il predatore lupo e l’ex-predatore uomo, basato sulla reciproca conoscenza e rispetto (Mc Namee 1997). D’altra parte anche il rapporto tra queste società pastorali stanziali ed il lupo non è sempre stato pacifico, anzi. I sentimenti contrastanti suscitati dal lupo in questi popoli, si riflettono nel modo in cui l’animale veniva rappresentato nelle loro culture e miti. La figura di una lupa rappresenta nella cultura classica la madre adottiva di Romolo e Remo, i mitologici fratelli fondatori e capostipiti di Roma. Ma è proprio con l’avvento delle religioni monoteistiche, che si accompagnarono alle civiltà pastorali stanziali, che il lupo venne rappresentato quale simbolo di malvagità, crudeltà e perfino eretismo. Sebbene momentaneamente riabilitato da San Francesco d’Assisi nel XIII sec., il lupo continua ad essere tuttora associato, nelle leggende, nei detti popolari e nelle tradizioni degli ambienti rurali, a qualità essenzialmente negative.
Si crede dunque che questo differente modo di rapportarsi al lupo da parte dei pastori nomadi settentrionali e da parte di quelli stanziali meridionali, abbia determinato l’areale di distribuzione di questo predatore/competitore dell’uomo nell’Europa dei tempi storici. Ossia, praticamente sterminato nell’Europa nord-occidentale, il lupo continuava a sopravvivere nelle sterminate regioni dell’Europa nord-orientale - fino alle propaggini più estreme della Siberia - grazie alle basse densità umane (che implicavano una bassa pressione persecutoria), e nell’Europa meridionale, in un equilibrio sofferto ma complessivamente stabile con le popolazioni rurali.
La persecuzione del lupo si è però acuita in Occidente nel corso del 900, in particolar modo dopo il secondo conflitto mondiale, parallelamente al progressivo ed inarrestabile incremento demografico delle popolazioni umane, imponendo al lupo una ulteriore drastica riduzione del suo areale di distribuzione. Durante questi due secoli sono stati usati allo scopo i mezzi più disparati, dai bocconi avvelenati, alle tagliole, alla distruzione sistematica delle tane, alle aquile reali addestrate all’uopo dai Kirghisi, fino alla recente caccia da velivoli. Lo sterminio del lupo è stato particolarmente efficiente e sistematico negli Stati Uniti, dove il canide venne praticamente eradicato da 48/49 dei 50 stati contigui, già nella prima metà del secolo. Nel quadro sopra esposto non meraviglia quindi che il lupo sia persistito in densità naturali solo nei territori più inospitali e freddi - e per questo meno ambiti dall’uomo - dell’emisfero boreale, ovvero nelle regioni dell’estremo nord, in Canada, Alaska e Russia.

http://digilander.libero.it/alatna66/i%20lupi%20e%20l'uomo.htm

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CACCIA AL LUPO SIBERIANO… L`ENNESIMA GUERRA

Archiviato in: Notizie dal mondo, Pensieri e Riflessioni — Valerio Russo 2 Febbraio 2010 @ 12:10
Radicata nell’immaginario collettivo è la figura del lupo quale emblema del male assoluto. Una simile connotazione gli viene attribuita dalla letteratura gotica, ma anche dall’iconografia cristiana e dalla religione zoroastriana, secondo le quali questo animale rappresenterebbe il male insito nella natura umana.
Vi sono tuttavia, altre visioni totalmente opposte a quelle sopra descritte, basterà pensare che secondo il mito fu una lupa ad allattare e proteggere Romolo e Remo, o guardare alla mitologia celtica, irlandese e greca, dove il lupo assunse la connotazione di divinità.
A tal proposito, le parole dello scrittore e filosofo Mark Rowlands lasciano molto riflettere:
“In greco, «lupo» si dice lykos, una parola così simile all’aggettivo leukos, «bianco», «splendente» (e quindi tale da evocare la luce), che i due termini sono stati spesso associati. Può darsi, quindi, che tale associazione sia derivata semplicemente da errori di traduzione, oppure che fra le due parole ci fosse un nesso etimologico più profondo. Ma, quale che fosse la ragione, Apollo veniva considerato il dio sia del sole sia dei lupi”¹.
Allora perché è più diffusa la tendenza secondo la quale il lupo viene identificato come un essere pericoloso, una creatura appartenente alle tenebre ed al malvagio?
So che molti potrebbero non apprezzare il rispondere ad una domanda con un’altra domanda ma credo che ciò possa aiutarci, e la domanda suona così: Quanto risulta vantaggioso in una guerra identificare il ‘nemico’ quale incarnazione del male?
Qualcuno riterrà inopportuna la parola ‘guerra’, eppure, l’uso di tale termine non sembra affatto impreciso, soprattutto se teniamo in considerazione la tendenza dell’uomo a nutrire una profonda ostilità verso qualsiasi cosa gli sia sconosciuto ed, in particolar modo, nei confronti di ogni cosa gli sia d’ostacolo. Se poi, del suddetto ostacolo, si possono accentuare i lati minacciosi e quanto mai pericolosi attraverso un’architettura della paura, ciò può giustificare ogni misura intrapresa.
Si, un’architettura della paura, ossia quella costruzione che si avvale di credenze popolari e racconti non certificabili che vanno a modificare negativamente la predisposizione emotiva verso il soggetto o l’evento trattati. Nella pratica umana, ciò che viene usato per demonizzare l’altro-da-noi, così da poterlo eliminare.
Questo è quanto sta accadendo ad Irkutsk, città della Russia siberiana centrale, dove i cittadini hanno gridato alla minaccia incombente non appena il lupo ha iniziato a ri-popolare le gelide distese siberiane. Utilizzo il termine ri-popolare perché, la taiga di queste terre, è da sempre habitat naturale per questa specie, la quale, tuttavia, è stata minacciata più volte dall’uomo mediante veri e propri stermini.
Ai tempi degli Zar le giornate della caccia al lupo con premi ed onorificenze per tutti erano quasi all’ordine del giorno. Nell’era sovietica, lo sterminio sistematico fu operato dall’esercito che adottò la caccia degli aerei e dei mezzi militari (ne furono uccisi quasi due milioni di esemplari).
I pochi lupi superstiti hanno progressivamente imparato la dura arte della sopravvivenza nascondendosi per evitare di essere uccisi e sciogliendo rapidamente i branchi al minimo sospetto. Ciò ha determinato, in due anni, un incremento della popolazione da duemila a tremila e cinquecento esemplari.
Verrebbe spontaneo definire quanto è avvenuto un vero e proprio miracolo della natura, poiché, dopo essere quasi scomparsi da queste terre, i lupi sono tornati ad abitarle, ma ciò non vale per la cupidigia umana che pretende tutto per sé.
Quello che si chiama nascita, l’uomo la chiama infestazione; quel che è vita deve essere trasformato in morte affinché il dominio dell’essere umano non subisca minacce.
Occorre precisare: Non c’è stato nessun attacco da parte dei lupi a Irkutsk (dato che questi hanno imparato a girare alla larga dall’uomo) eppure, gli abitanti hanno già iniziato a rispolverare tutti gli identikit del lupo quale belva affamata di carne e dunque possibile minaccia per gli allevamenti ed i bambini.
Ecco allora istituiti premi per chiunque contribuisca alla caccia spietata; dai cacciatori di professione, ai dilettanti che hanno sete di soldi e di misera avventura.
La quantità del denaro incassato differisce a seconda che la carcassa appartenga ad un lupo adulto o ad un cucciolo. Si uccide senza remore alcuna, e l’orrore viene sostituito dal guadagno, minore per le prede piccole, maggiore per quelle grandi.
Uno studio recente ha dimostrato che il lupo della Siberia è più forte rispetto alle altre popolazioni della specie per la sua monogamia: una volta scelta una compagna non l’abbandona mai ed insieme vivono una vita da predatori e da braccati fiutando gli allarmi ed aiutandosi luno con l’altro. Inoltre, l’intelligenza di questi animali, consente loro di formare solidi branchi in cui vige una mutua assistenza con conseguente incremento delle abilità di caccia.
Tuttavia, allo stato attuale, questo mammifero è il più delle volte costretto a mangiare rifiuti o carcasse a causa della diminuzione e scomparsa -ad opera dell’uomo- delle sue prede d’ elezione (cervo, capriolo, lepri e topi).
Un ritratto questo che decisamente non coincide con la creatura infernale descritta dalla fantasia popolare.
Torniamo ora all’incipit, all’inizio di tutto, dove ci siamo accorti che la rappresentazione del lupo come lato oscuro era quella che prevaleva nell’immaginario delle persone e chiediamoci come sia nato e sviluppato questo immaginario collettivo sul quale si basano molti dei giudizi attuali.
La risposta è semplice: Alcune di queste storie risalgono ad un’epoca agro-pastorale quando il lupo aggrediva le greggi dei pastori; tuttavia questa immagine è stata caricata nei secoli di significati ancora più perniciosi di quanto in realtà non fosse. Ciò è servito come valida scusante per lo sterminio indistinto di questo animale.
Tutt’oggi, nonostante i rischi che questa specie corre (dal 1982 è stata classificata come specie protetta), la figura del lupo come forza demoniaca serve all’uomo per legittimare le azione intraprese contro questo animale, vere e proprie guerre e massacri sanguinari contro contro un essere che vivendo richiede un suo legittimo posto nel mondo.
Assistiamo così all’uccisione dei lupi mediante le carabine, con le trappole disseminate nei boschi, che provocano atroci sofferenze all’animale, perfino con il veleno, una micidiale miscela a base di fluoro che viene sparsa istericamente un po’ ovunque. Naturalmente tutto ciò mette a rischio anche le altre specie animali.
Possiamo ancora dire che il lupo sia quella creatura assetata di sangue che viene descritta?
Siamo davvero sicuri che l’uomo stia combattendo una guerra contro IL perfido predatore?
Basta guardare ad episodi passati per accorgersi che troppo spesso (e volentieri) l’essere umano ha parlato di creature minacciose e della necessità di difendersi…
Ma quante delle suddette creature minacciano realmente l’uomo?
Vogliamo forse ricordare che prima del lupo ci fu il caso del Far West, in cui vennero offerte ricompense a Buffalo Bill per sterminare i bisonti? Un massacro
Ci fu anche una caccia agli orsi che avevano razziato i pollai in una vallata di Belluno…. Un massacro
Ed ancora quei cinghiali di Sulmona che si erano avvicinati troppo alle abitazioni… Un massacro
Ed allora perché, in tutta questa storia, sembra proprio che l’unico essere perfido è sleale è proprio quello che utilizzando il pretesto di sentirsi minacciato e la diffusione di storie atte a demonizzare l’alterità animale, sta dando vita all’ennesimo massacro?
Valerio Russo
¹ Mark Rowlands, The Philosofer and the Wolf: Lessons from the Wild on Love, Death and Happiness (trad. it. a cura di Nicoletta Lamberti, Il lupo e il filosofo. Lezioni di vita dalla natura selvaggia, Mondadori, Milano, 2009) p. 5

http://www.eticanaturale.altervista.org/?p=148

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Torna il lupo carico di pregiudizi e leggende

Il predatore giunge da est dove le popolazioni, favorite dalle leggi di protezione e dall’allargamento dell’habitat, sono in espansione.
Da quando l’uomo è comparso sulla terra ha iniziato due attività: organizzare la propria vita e sterminare i lupi. La prima è riuscita in pieno, la seconda non solo è fallita, ma addirittura si è rovesciata. Adesso l’uomo protegge il lupo. Ma millenni di persecuzioni, dicerie, leggende, falsità, miti, timori, simbolismi, identificazioni, insomma millenni di storia e cultura non sono passati senza lasciare traccia. E questa traccia è nel pregiudizio, nell’atavico timore che perseguita questo magnifico canide, tra i più efficaci predatori selezionati dalla natura.
Lo sterminio del lupo è stato all’inizio un atto di difesa: dalla sua competizione quando i primi uomini erano anch’essi predatori, dalle sue scorreria quando è stato inventata la domesticazione e l’allevamento degli animali; poi un atto religioso quando il lupo è stato identificato, come scrisse Sant’Eucherio, vescovo di Lione nel quinto secolo, nell’incarnazione del demonio («Lupus: diabolus vel haeretici», si legge nel Formulae spiritualis intelligentiae). Competitore, bestia immonda, uccisore di uomini, il lupo è sempre stato, nell’occidente cristiano, un animale-peccato. Nell’età classica è solo il nemico delle greggi o un presagio avverso, nel medioevo evangelizzato diventa il male, pericoloso per gli allevamenti e le stesse persone. Tanto da pianificarne la difesa e l’estinzione (molte città dal XI al XIII secolo si dotano di mura per evitare l’intrusione dei lupi più che degli eserciti nemici). In altre culture, come quelle sciamaniche, è invece un totem, un animale-divinità. La religione che ha al centro l’uomo, il dominatore della natura, pone il lupo come suo massimo nemico, lo eleva a simbolo e ne cancella la naturalità e la scientificità facendolo diventare un essere metafisico. Il nemico è un lupo assassino, l’eretico è un lupo, i potenti avversati sono lupi; ci sono perfino gli uomini che si trasformano in lupi.
Nella religione che pone l’uomo in mezzo alla natura, il lupo è “solo” un predatore, un animale forte e intelligente da prendere a modello anche nella sfera trascendente.
Milioni di lupi sono stati così uccisi, la specie è stata scacciata dalle nostre foreste, allontanata dalle nostre città, cancellata da interi territori. Lo sterminio, l’estinzione è riuscita solo nelle isole. Nel continente europeo la grande mobilità e adattabilità, l’organizzazione sociale, la “cultura”, ha permesso al lupo di resistere, di sopravvivere e di riprendersi i suoi spazi quando l’uomo li abbandona. In sintesi per eliminare definitivamente il lupo occorre distruggere totalmente il suo habitat. Cioè commettere un male infinitamente maggiore e che si perpetua nel futuro, per estirpare un danno tutto sommato minore.
Tutto questo preambolo per dire che la recente segnalazione dell’avvistamento di un lupo nel territorio del parco delle Prealpi Giulie non è una notizia che possa passare inosservata e senza evocare nulla. Il nostro Friuli è pieno di testimonianze sulla presenza del lupo, dai numerosi toponimi (Lovaria, Lovaris, Lovarie e così via) a testimonianze come il grande affresco della parrocchiale di Tauriano di Spilimbergo dedicato nel 1527 allo scampato pericolo per un’invasione di lupi.
L’Università di Udine, il servizio caccia della regione con le omologhe istituzioni slovene ha avviato un progetto Interreg sui grandi predatori (orso, lince). In Slovenia il lupo è stato sempre presente e ora le popolazioni, protette dalle leggi, stanno crescendo di numero (leggete l’articolo qui a fianco), tanto che sono stati autorizzati degli abbattimenti selettivi e in particolare lungo il confine italiano, dal Carso alle valli del Natisone.
Ora queste segnalazioni confermano sia le previsioni degli esperti di una espansione della specie a nord ovest del sistema dinarico-balcanico, che gli sporadici avvistamenti del passato, spesso liquidati con ironia (”tu as bevut”) o non considerati per l’apparente “impossibilità” che fossero veri. In effetti piano piano, passo dopo passo, questo splendido animale, estremamente mobile, molto resistente adattabile a qualunque situazione, è arrivato fino a noi, attuando una colonizzazione parallela a quella che sta avvenendo nell’arco alpino occidentale (fino in Francia e Svizzera) con i lupi provenienti dall’Appennino centro-meridionale. In Friuli Venezia Giulia, invece, i “nuovi arrivi” delle specie animali giungono da est. Il ritorno del lupo è favorito sia dalle leggi di protezione (fondamentali quelle slovene) che dall’espansione delle foreste con conseguenti grandi disponibilità di prede (ungulati, ma anche e soprattutto volpi, carogne, cibo disponibile nelle discariche). Quelli che arrivano nella nostra regione non sono branchi, ma individui erratici o piccoli nuclei familiari. L’Università di Udine sta predisponendo una serie di monitoraggi e una ricerca con il sistemawolf howiling,cioè con le risposte agli ululati lanciati da un registratore. Il lupo sta ritornando, porta con se una grande ricchezza di biodiversità, nuove prospettive di promozione del territorio, ma anche millenari pregiudizi. Più che un affare tecnico-biologico, il successo del ripopolamento del lupo è una questione socio-culturale.

Umberto Sarcinelli http://guide.supereva.it/parchi_naturali/interventi/2005/02/197191.shtml


 

Puoi trovare alcune Leggende Indiane sul Lupo nel sito www.canelupodisaarloos.eu alla voce "leggende"

Giobbe Covatta - Cappuccetto Rosso

Vedete bambini, non è difficile scrivere una favola.
Si prendono due o tre deficienti a caso e si mettono in un castello o in un bosco... Vi faccio un esempio: Cappuccetto Rosso è una favola popolata esclusivamente da imbecilli.

La nonna di Cappuccetto Rosso vive nel bosco e tiene novantacinque anni.
Ma vai all'ospizio, cretina! Come ti viene in mente a novantacinque anni di vivere nel bosco da sola, che costringi i parenti ad andare avanti e indietro, avanti e indietro, avanti e indietro, per la foresta?
E poi uno si stupisce se la gente lascia i nonni sull'autostrada d'estate! E' logico!!!

La mamma di Cappuccetto Rosso è un'altra scimunita.
Dà alla bambina il cestino e le dice: "Tieni, vai dalla nonna e portale da mangiare! Ciao, in bocca al lupo".
Cappuccetto Rosso immediatamente si gratta!

Arrivata nel bosco incontra il lupo più imbecille della storia del WWF, che non se la mangia ma chiede ansioso: "Dove vai bella bambina?" - "Dalla nonna" risponde lei.
E il lupo, invece di mangiarsela sul posto, come farebbe un lupo con un normale quoziente intellettivo, va a casa
della nonna e mette in piedi una sceneggiata che al confronto Mario Merola non è nessuno!

Arriva alla casetta e bussa.
"Toc, toc"
"Chi è?"
"Cappuccetto Rosso"
"Avanti"

E qui abbiamo la conferma che la nonna è completamente arteriosclerotica: mò, pure se Cappuccetto Rosso tiene la voce di Fausto Leali durante una crisi d'asma, come può la nonna confonderla con un lupo?

A questo punto il lupo entra e si mangia la nonna.
Notare l'educazione del lupo che non sarebbe mai entrato a mangiarsi qualcuno senza bussare.

Qui avviene il capolavoro della storia.
La vera genialità: il lupo invece di mettersi dietro la porta con una mazza e dire: "Mò, quando arriva la creatura le do una mazzata in faccia, l'allesso e poi me la sgranocchio", nooo! Il lupo che fa?! Si mette la camicia da notte della nonna, la
cuffietta con le orecchie che escono attraverso apposite asole che lui stesso ha approntato (si sa che i lupi sono sarti provetti) e si infila nel letto.

Arriva Cappuccetto Rosso, che i più intimi chiamano Einstein per la sua intelligenza pronta e vivace, entra, guarda il lupo e invece di chiamare il 113, oppure dirgli: "Imbecille, come ti sei combinato, hai perso completamente tutta la dignità di lupo, guarda là, sembri Ave Ninchi", come reagisce??? Dice: "Oh, nonna, che peli lunghi che hai!"

Ora bambini: chiunque di voi possieda un cane provi a mettergli una cuffia e un paio di occhiali da vista e veda se somiglia alla nonna! Se sì, fate abbattere vostra nonna o consegnatela alle autorità.
Ora... è vero che la nonna non ha riconosciuto la voce del lupo da quella della nipote, d'accordo, ma la nonna tiene novantacinque anni e può essere rincoglionita.
Ma Cappuccetto Rosso come fa a non distinguere sua nonna da un lupo con una cuffietta?! Ma chi tiene per nonna? King
Kong?
Pure se quella non si fa la ceretta dal 1931, chi è? Lucio Dalla? Lo Yeti?
Comunque, tutto è bene quel che finisce bene e il lupo se la mangia.

UN POPOLO CHE HA SEMPRE RISPETTATO IL LUPO

RISPOSTA DI CAPO SEATTLE DEGLI SUQUAMISH AL GOVERNATORE BIANCO ISAAC STEVENS IN UNA FREDDA GIORNATA DI DICEMBRE DEL 1853.

Ogni pezzo di questa terra è sacro per il mio popolo.

Ogni lucente ago di pino, ogni tenera riva,

ogni vapore negli oscuri boschi, ogni raduna,

ogni insetto ronzante, sono sacri, nella memoria e nell'esperienza del mio popolo.

La linfa che scorre negli alberi

porta con sè i ricordi dell'uomo rosso.

I morti dell'uomo bianco dimenticano il luogo della propria nascita

quando camminano tra le stelle.

I nostri morti non dimenticano mai questa bellissima terra. perchè essa è la madre degli uomini rossi.

I nostri morti continuano ad amare e a ricordare, i rapidi fiumi della terra,

le scintillanti increspature sulla superficie degli stagni,

gli sfarzosi colori degli uccelli.

Noi siamo parte della terra ed essa è parte di noi.


I fiori profumati sono nostri fratelli,

il cervo, il cavallo, la grande aquila, questi sono nostri fratelli.

Le creste rocciose, gli spiriti dei prati,

il calore del corpo del cavallo

e l'uomo appartengono tutti alla stessa famiglia.

Così quando il Grande Capo di Washington ci fa sapere che

desidera comperare la nostra terra, ci chiede tanto.

Su quello che Capo Seattle dice,

il Grande Capo di Washington può contare, così

come i nostri fratelli bianchi possono contare sul ritorno delle stagioni.

Le mie parole sono come le stelle.

Esse non tramontano.


Il Capo di Washington ci manda parole di amicizia e di buona volontà.

Questo è gentile da parte sua.

Così noi valuteremo la vostra offerta di comperare la nostra terra.

Non sarà facile.

Per noi la terra è sacra.

Noi siamo felici nei boschi e sui torrenti che scorrono veloci.

L'acqua che pulsa nei ruscelli non è acqua, ma il sangue dei nostri antenati.

Se vi venderemo la nostra terra, dovrete ricordarvi che essa per noi è sacra,

e dovrete insegnare ai vostri figli che essa è sacra.

Ogni riflesso spettrale sulla limpida acqua dei laghi racconta eventi e memorie

della vita del mio popolo.

Il gorgoglio dell'acqua è la voce del padre di mio padre.

I fiumi sono nostri fratelli; essi spengono la nostra sete.

I fiumi, nel tenero abbraccio delle loro rive, trasportano le nostre canoe dove essi vogliono.

Se venderemo la nostra terra, dovrete ricordare e insegnare ai vostri figli

che i fiumi sono nostri fratelli, e vostri,

e voi dovrete d'ora innanzi trattare i fiumi con la stessa gentilezza

con la quale trattereste un vostro fratello.


Così Capo Seattle valuterà l'offerta del Capo di Washington.

Ci penseremo su.

L'uomo rosso ha sempre indietreggiato all'avanzare dell'uomo bianco,

come la bruma sui pendii montani fugge davanti al sole del mattino.

Per noi le ceneri dei nostri padri sono sacre.

Le loro tombe sono terreno consacrato, e così queste colline,

questi alberi.

Questa parte di terra per noi è sacra.


L'uomo bianco non capisce.

Per lui ogni pezzo di terra è uguale a un altro, poichè egli

è un vagabondo che arriva di notte, e prende dalla terra tutto ciò di cui ha bisogno.

La terra non è sua sorella, ma il suo nemico,

e quando nella lotta risulta vincitore, se ne va.

Si lascia alle spalle le tombe dei suoi padri, e non gliene importa.

Toglie la terra ai suoi figli. E non gliene importa.

Le tombe dei suoi padri e il diritto di nascita dei suoi figli

vengono dimenticati dall'uomo bianco,

che tratta sua madre la terra e suo fratello il cielo alla stregua di

cose da comperare, depredare, e vendere come si fa con le pecore,

il pane o le perline luccicanti.

In questo modo, i cani dell'avidità divoreranno la fertile terra

e lasceranno solamente un deserto.


L'uomo bianco è come un serpente che si mangia la coda per vivere.

E la coda diventa sempre più corta.

Le nostre usanze sono diverse dalle vostre.

Noi non viviamo bene nelle vostre città, che sembrano un'infinità

di nere verruche sulla faccia della terra.

La vista delle città dell'uomo bianco fa male agli occhi dell'uomo rosso

come la luce del sole che colpisce gli occhi di chi emerge da una grotta buia.

Nelle città dell'uomo bianco ci si sforza sempre di superare in velocità una valanga.


Il rumore sembra perforare le orecchie.

Ma che senso ha di vivere se non si riesce a sentire

il verso solitario del tordo o il gracidare delle rane di notte intorno ad uno stagno?

Ma io sono un uomo rosso e non capisco.

Io preferisco il vento che dardeggia sulla superficie di uno stagno

e il profumo del vento stesso, purificato da uno scroscio di pioggia a mezzogiorno.

L'aria è preziosa per l'uomo rosso, perchè tutte le cose condividono lo stesso respiro;

gli animali, gli alberi, e l'uomo, partecipano tutto dello stesso respiro.

L'uomo bianco non si preoccupa dell'aria fetida che respira.

Come un uomo che ormai soffre da molti giorni, è insensibile al tanfo.


Ma se venderemo la nostra terra,

dovrete ricordare che per noi sono preziosi l'aria, e i nostri alberi, e gli animali.

Il vento dona all'uomo il suo primo respiro e riceve il suo ultimo respiro.

E se noi venderemo la nostra terra,

voi la preserverete come isola sacra, come un luogo dove persino l'uomo bianco può

recarsi per sentire il profumo del vento addolcito dai fiori di campo.


Così valuteremo la vostra offerta di comperare la nostra terra.

Se decideremo di accettare,

in questo momento voglio porre una condizione:

l'uomo bianco deve trattare gli animali di questa terra come fratelli.

Mi hanno raccontato

di migliaia di bisonti lasciati a imprudire nelle praterie dagli uomini bianchi

che avevano sparato loro da treni in corsa.

Io non capisco.

Per noi gli animali sono nostri fratelli, e noi uccidiamo solo per sopravvivere.

Se noi venderemo all'uomo bianco questa terra,

egli deve fare la stessa cosa, perchè gli animali sono nostri fratelli.

Che cosa è l'uomo senza gli animali?

Persino il lombrico mantiene soffice la terra perchè l'uomo possa camminarci.

Se tutti gli animali scomparissero, gli uomini morirebbero a causa della grande solitudine.

Perchè tutto ciò che succede agli animali, succede all'uomo perchè

noi tutti partecipiamo dello stesso respiro.


Noi valuteremo la vostra offerta di comperare la nostra terra.

Non mandate uomini a chiederci di decidere in fretta.

Noi decideremo con i nostri tempi.

Se dovessimo accettare, in questo momento pongo una condizione:

non ci verrà mai negato il diritto di camminare delicatamente sulle tombe dei nostri padri,

delle nostre madri e dei nostri amici,

né l'uomo bianco potrà profanare queste tombe.


Le tombe dovranno ricevere sempre la luce del sole e la pioggia che cade.

Allora l'acqua cadrà lievemente sui verdi germogli e filtrerà lentamente in basso per

inumidire le labbra riarse dei nostri antenati e spegnere la loro sete.

Se vi venderemo questa terra,

voglio porre subito questa condizione:

dovrete insegnare ai vostri figli che la terra sotto i loro piedi

risponde più teneramente ai nostri passi che ai vostri, perchè è ricca delle vite

dei nostri simili.

Insegnate ai vostri figli ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri,

che la terra è nostra madre.

Tutto ciò che accade alla terra, accade ai figli della terra.

Se gli uomini sputano sulla terra, sputano su se stessi.

Questo noi lo sappiamo.

La terra non appartiene all'uomo bianco, l'uomo bianco appartiene alla terra.

Questo noi lo sappiamo.

Tutte le cose sono legate come il sangue che unisce la nostra famiglia.

Se noi uccideremo i serpenti, i topi selvatici si moltiplicheranno e

distruggeranno il nostro mais.


Tutte le cose sono collegate.

Tutto ciò che accade alla terra accade ai figli e alle figlie della terra.

L'uomo non ha intrecciato il tessuto della vita;

ne è solamente un filo.

Tutto ciò che egli fa al tessuto, lo fa a se stesso.

No, il giorno e la notte non possono vivere insieme.

Valuteremo la vostra offerta.


La mia gente mi chiede:

" Che cos'è che l'uomo bianco vuole comperare?"

Per noi quest'idea è strana.

Come si può comperare o vendere il cielo, il calore della terra, la velocità dell'antilope?

Come possiamo vendervi queste cose?

E voi, come potete comperarle?

La terra diventa forse vostra per farne ciò che volete semplicemente perchè

l'uomo rosso firma un pezzo di carta e lo da all'uomo bianco?

Se noi non possediamo la freschezza dell'aria e lo scintellio, voi, come potete comperarli da noi?

Potete forse ricomperarvi il bisonte quando ormai l'ultimo è morto?

Ma noi valuteremo la vostra offerta.

Nel suo fugace momento di forza, l'uomo bianco pensa di essere un dio

che può trattare sua madre, la terra, e fiumi, che sono suoi fratelli,

e i suoi fratelli rossi come gli pare.

Ma l'uomo che comprerebbe e venderebbe la propria madre i propri fratelli e le

proprie sorelle, brucerebbe i propri figli per stare al caldo.


Quindi valuteremo la vostra offerta di comperare la nostra terra.

Il giorno e la notte non possono vivere insieme.

La vostra offerta sembra equa, e penso che la mia gente l'accetterà

e andrà nella riserva che le avete destinato.

Vivremo separati, e in pace.

Le tribù sono fatte di uomini, nulla più.

Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare.

Anche i bianchi dovranno scomparire;

forse prima di tutte le altre tribù.

Continuando a insudiciare il letto in cui dorme, una notte l'uomo bianco soffocherà

nella propria sporchizia.


Ma nel momento della morte l'uomo bianco splenderà,

infiammato dalla forza del dio che lo condusse su questa terra e che,

per qualche scopo preciso, gli diede il potere su di essa.

Per noi questo destino è un mistero,

perchè non riusciamo a capire che cosa può mai diventare la vita

quando tutti i bisonti sono stati massacrati, tutti i cavalli selvaggi domati,

gli angoli della foresta sono oppressi dall'odore di molti uomini,

e il panorama delle colline rovinato dai cavi del telegrafo.

Dov'è il boschetto? Sparito.

Dov'è l'aquila? Sparita.

E che cosa significa dire addio al cavallo veloce e alla caccia?

La fine della vita e l'inizio della sopravvivenza.


Il dio dell'uomo bianco gli diede il potere sugli animali,

sui boschi e sull'uomo rosso, per qualche scopo preciso,

ma questo destino è un mistero per l'uomo rosso.

Noi forse potremmo arrivare a capire se sapessimo che cosa sogna l'uomo bianco,

quali sono le speranze di cui parla ai propri figli nelle lunghe notti d'inverno,

quali sono le visioni che marcano a fuoco i suoi occhi e che questi desidereranno

all'indomani.

I sogni dell'uomo bianco sono ignoti, noi ce ne andremo sulla nostra strada.


Quindi valuteremo la vostra offerta di comperare la nostra terra.

Se accetteremo, sarà per assicurarci la riserva che ci avete promesso.

Là, forse, potremo trascorrere come desideriamo i pochi giorni che ci restano.

C'è poco in comune tra noi.

Se vi venderemo la nostra terra,

essa si riempirà dei giovani audaci, delle teneri madre, delle donne sagaci, e dei bimbi

che un tempo vivevano ed erano felici quì.


I vostri morti camminano tra le stelle,

mentre i nostri morti ritornano alla terra che amano.

L'uomo bianco non sarà mai solo a meno che, in un lontano futuro,

non distrugga le montagne, gli alberi, i fiumi e l'aria.

Se sulla terra si dovesse arrivare a questo, e gli spiriti dei nostri morti,

che amano la terra,

non desiderassero più ritornare a trovare i propri cari, allora in quella luce

accecante di mezzogiorno che ferisce gli occhi

l'uomo bianco camminerà nel suo deserto

nella più grande solitudine.

tratto da http://www.umbertoarciero.it/index.php?page=pellerossa

In difesa del Lupo - Jim & Jamie Dutcher

Senator John Kerry

invites you to join

Jim and Jamie Dutcher, the Board of Directors

and the staff of

LIVING WITH WOLVES

for the debut exhibit of

A collection of large photographs

uniquely capturing wolf behavior

at the Russell Senate Office Building Rotunda

April 11-15, 2011

Hours:

April 11th -12th and 14th-15th 8 a.m. to 7 p.m.

April 13th 8 a.m. to 4 p.m.

Please enter through the door on corner of Constitution Avenue and Delaware Avenue. Handicapped access by elevator through first door on left on Delaware Avenue.

By car: nearest public parking at Union Station, three blocks away

By Metro: Union Station stop

THE TRUTH ABOUT WOLVES

THE ENDANGERED SPECIES ACT IN PERIL

Congressional removal of wolves from Endangered Species protection sets a precedent of prioritizing politics over science, contrary to biological reintroduction benchmarks wisely set forth in the Endangered Species Act.

If wolves can be removed by legislation driven by political pressure, any species considered "inconvenient" could be next, without scientific examination of facts.

FACT VERSUS FICTION ABOUT WOLVES

A key driver of the delisting legislation and of anti-wolf sentiment is the perceived impact on elk hunting. There are natural fluctuations of elk population, influenced by many factors that include wolves, but the overall population of elk in states where wolves live continues to increase. Wolves are not decimating elk herds. However, elk have become more vigilant in the presence of wolves, making hunting more challenging.

Wolves, like any other predator, do not decimate their prey base. Predators and prey have evolved over millennia to coexist in the same territory. Nor do wolves kill for sport. The only animal that kills for sport is man.

Anotherleading cause of anti-wolf sentiment is the perceived impact on the ranching industry. Contrary to what is being said, wolf-livestock conflicts are greatly exaggerated.Wolf/livestock incidentsare down in Idaho by more than 35% since last year, and at the lowest levels in eight years in Wyoming. Solutions are readily available to solve conflicts between livestock and predators of all kinds, and are already successfully employed by numbers of Western and Canadian ranchers.

Wolves account for a nominal percentage of actual livestock mortalities. Deaths from birthing problems, from weather, and from disease and old age are far more prevalent, and have far more financial impact, but are often blamed on wolves without rigorous investigation. Deaths caused by other predators (coyotes, bears, mountain lions, etc.) often match or exceed those caused by wolves, but are frequently blamed on wolves as well.

A large and growing body of scientific research clearly illustrates the remarkable, undeniable and widespread ecological benefits that reintroduction of wolves has brought to the ecosystem of Yellowstone Park and other areas of the West.

Indiscriminate killing of individual wolves often leads to more problems, not fewer, as packs are broken up and disoriented.

Not one human being has been killed or attacked by wolves since they were reintroduced 16 years ago in the lower 48 states. Wolves are afraid of people.

WHY STATES AREN'T READY TO TAKE OVER WOLF MANAGEMENT

If Congress circumvents the Endangered Species Act, and takes wolves off the list of protected animals, wolf management will be turned over to the states of Idaho and Montana. Both of these states have clearly indicated their intention to greatly reduce their wolf populations through methods that will include baiting, trapping and hunting. These suggested hunting quotas could easily lead to biologically unsustainable wolf populations, potentially sacrificing the nation's $35-million wolf recovery investment. Idaho has been particularly aggressive about their plans to kill wolves.

On the extreme end of radical legislative efforts, last week Idaho's House and Senate passed a bill (H 343) declaring a "disaster state of emergency" because of wolves in Idaho. The incendiary language includes statements such as, "The Idaho legislature finds that public safety has been compromised, economic activity has been disrupted and private and public property continue to be imperiled. The uncontrolled proliferation of imported wolves on private land has produced a clear and present danger to humans, their pets and livestock, and has altered and hindered historical uses of private and public land, dramatically inhibiting previously safe activities such as walking, picnicking, biking, berry picking, hunting and fishing."

Public input on this bill was intentionally truncated and biased. This "disaster state of emergency" is a politically motivated hoax. Clearly, Idaho has demonstrated that it is not ready to handle wolf management responsibly. This bill needs only Idaho Governor "Butch" Otter's signature to become Idaho law. He has already said that he liked what he saw.

WHY WOLVES ARE NOT LIKE ELK, DEER OR DUCKS

Wolves live in family groups, with advanced social structures very similar to those found in elephants, whales, dolphins and gorillas. We have stopped hunting those animals for these very reasons.

It is tragic and ironic that wolves, the direct genetic forebears of our family dogs, are being once again subjected to brutal slaughter based on irrational, non-scientific fear and deliberate misinformation.

Ci sono tanti lupi al mondo, e vi chiederete perché parlo di uno di loro in particolare. Romeo è un lupo famoso, noto anche per ...

Il forum su Romeo - http://wildfangs.forumfree.it/?t=35615865

Il gruppo di Facebook - http://www.facebook.com/home.php?sk=group_12480405930

 

A 2011 Year-end Summary

Dear Barbara,

With snow again covering the high peaks and valleys around us, we listen, half expecting to hear the sound of wolves, howling in the chilly dark of night. And we remember our time with the Sawtooth Pack. In our tent, relying on the wood stove, we stayed warm while the wolves slept in the deep snow, curled up, tails covering noses.

 

Suddenly, for some reason they didn't share with us, they'd be up and running around, bounding after snowflakes, chasing each other through the silent snowfall, excited, and playing tag in their thick fur coats.

Things have changed since those days, and we now find ourselves in critically important times, with challenges facing us daily. For example, 80% of the wolves in the West live in Montana and Idaho where wolf-hunting is permitted. In Idaho a trapping season is also underway. In 2011, 319 wolves were killed in the state-sanctioned hunting and trapping seasons.And at least another 121 were killed in response to depredation on livestock. Of a two-state population that started the year at 1,316, at least 440 wolves were killed by people in 2011. And 32 more have been shot or trapped in the first ten days of 2012. These figures do not account for the unknown number of poached wolves, which an Idaho Fish and Game study suggests may be close to the number legally killed by hunters. This amounts to a lot of dead wolves, especially considering that the hunting seasons in most of Idaho and Montana are only about halfway through.



Malicious nonsense, bearing no relation to truth, runs rampant on the internet, as wild tales based on ancient myths are brought back to haunt us, part of a propaganda struggle with wolves used as political bargaining chips. The killing is real, however, as their numbers are drastically reduced by the ill-considered actions of governors and legislators, uninformed at best, offering appeasement to their special interest constituencies.

And thousands of eager citizens lay down their cash to buy hunting licenses, ready to kill a wolf, without any knowledge of how a pack lives or functions. Their bravado lacks any awareness of research that suggests picking off individual wolves, as "trophies" or out of sheer malice, makes the situation worse: worse for wild wolves, worse for livestock, and for other wildlife as well.

What can you do about this? As a conscientious, informed donor, committed to trying to do the right thing for wildlife, you have every right to ask, "What exactly will Living with Wolves DO with my contribution? Could I have some specifics, please?" Your mail is full of heart-wrenching stories from groups of all kinds, but where can you find the most impact for the things that matter most to you? Do you know how your money is being spent?

At Living with Wolves, we challenge the misinformation spread by anti-wolf extremists, as we engage both citizens and policymakers, fulfilling our difficult but incredibly rewarding responsibility to these animals. We are laser-focused on one key issue, THE major wildlife issue in the nation today: wolves. And, as a follower of our work, you know we prove consistently that we're in a unique position to fill that role.

Determined to take action wherever it is needed most, we continue to hold the line against those with a distorted vision of what a functional ecosystem should be. First as Emmy award-winning filmmakers and naturalists whose lives were changed by these majestic and complex animals, we then carefully built the foundation of our nonprofit organization with your help.

Living with Wolves is now recognized as an important leader in wolf issues, with a distinguished Honorary Board and Board of Directors, and an Advisory Board comprising an extraordinary group of the top wolf specialists in their fields: wildlife biologists, scientists, economists, ranchers and ethical hunters, all working together. (We encourage you to read their professional biographies on our website.) Our team works hard, but there's no question that our opposition continues to grow, backed by special interest groups with strong political and financial support.

Over the years, with your ongoing support, our work has grown in scope and impact. As we work to protect the progress we have made, we want to share our innovative plans for what lies ahead:

Our Advisory Board, planning for the future: For the first time, we're bringing together all the members of our Advisory Board, assembling these talented and committed leaders to plan collective actions to effectively advance the cause of wolves. Addressing the questions that wolf management has introduced to the biological, human and political scene, a national conference on wolves will be of great benefit to wildlife managers, to the national and local press, to regional economies, and to the general public. Our advisors are eager to get going, and so are we.

Working with Congress: Here's an excellent example of our ability to move quickly when we're needed: Knowing that bills regarding the future of wolves were reaching the floors of the House and Senate, furtively tagged onto the contentious budget bill, we prepared a bound 26-page position paper entitled, "Wolves at a Crossroads: The Endangered Species Act in Peril." Meticulously researched and vetted, it was hand delivered to the office of every member of Congress as these bills moved forward. Former California Senator John Tunney, a member of our Board of Directors who served as the floor manager of the original Endangered Species Act, enclosed a hand-signed personal letter, as did Rhode Island Governor Lincoln Chaffee, a member of the distinguished family of environmentalists. (Copies of this document and their letters can be found on our web site.)

In a one-two punch, we simultaneously presented a museum-quality photographic exhibit in the rotunda of the Russell Senate Office Building in Washington, D.C. Instantly engaging and larger than life, the surrounding photographs of wolves, accompanied by fact-filled panels, greeted members of Congress, their staffs, students on school field trips, and diplomats from around the world as they entered through this main doorway across the lawn from the Capitol building. These extraordinary images told the truth about wolves as Congress was blindly stripping them of their Endangered Species status, jeopardizing all wildlife as well. We have expanded this exhibit and are now looking for funding to establish a travel schedule that will take it around the nation, sharing critical information about wolves in a captivating format.

Working with national, regional and state wildlife officials: Through personal visits, phone meetings and correspondence, we earned the confidence of key administrators in federal and state offices who know that our viewpoint, and yours, matters. We may not win every point, but we're there to make sure your voice is heard, presenting facts from the ground battle in the West, and presenting options that need to be considered. It's an obligation we take seriously. As management of wolves devolves to state and local levels, the intentions of laws can get muddied by the reality on the ground. We will continue to be there to present realistic solutions, to vet reports, to let managers know that we want to work with them, not against them, whenever possible.

Our personal multimedia appearances, winning over audiences: As the founders of Living with Wolves, we continue our educational outreach programs, speaking to groups all over the nation, sharing a stunning multimedia event that changes minds, wins over hearts and spreads honest information. We're now focusing upcoming events in key areas where wolves are reappearing, like the Pacific Northwest. The story of our personal experiences with a wolf pack, and the incredible photographs and film footage that illustrate our observations all reflect the true nature of wolves. To hear the sighs and cheers of people of all ages who are watching (even distracted and skeptical high school kids) is to understand how important this work is. Our social media outreach: Our Facebook page, website, e-blasts and e-newsletters have an influential and dedicated readership, ranging from top administrators in key government agencies at state and federal levels to students of all ages. Thousands of supporters check in regularly to keep up with reliable information. Wildlife managers, and people like you who understand the importance of protecting wolves, depend on our communications. We're consistently a leader with breaking news about wolf issues, providing scrupulously accurate information you can believe in. Our news gathering and reporting is trusted and read by officials, pro and con, in the wildlife community who know we're an important leader in this area. We often provide news that's difficult to find, and is always conveniently accessible from Living with Wolves. Addressing questions, providing answers: Our question and answer format ads have run in Western newspapers, where local residents are flooded with misinformation and outright lies and unfounded nonsense. People who live in these areas still carefully read their local newspapers for community news they can't get elsewhere. They need to keep hearing the truth about wolves. Our ads are low-budget items, but extremely effective and, when copied, make great handouts as well

We are a small, no-nonsense professional staff, zeroed in on one critical issue: wolves. Our impressive Board of Directors and Advisory Board members have signed on with us and together we are dedicated to working toward common goals. As you can see from their biographies, people of this caliber could choose to serve anywhere. We are honored that they have chosen to join forces with Living with Wolves, knowing that we are effective and that together we can make a difference.

You will never find us party to a lawsuit. Although we work in partnership with other groups who handle litigation, we strongly believe that collaboration and advocacy are preferable to legal

confrontation. We won't send you address labels or membership cards, because we know you want your contribution to be directed to helping wolves, not sending you things you don't need. What we will do is send you important news about wolves, and continue working hard every day on your behalf. Every single dollar sent to Living with Wolves goes directly to programming, getting out the truth about wolves in the face of deadly deception and rampant misinformation.

The vicious and counterproductive treatment of wolves in the West is both dangerous and trendsetting. By undermining good science and gutting the Endangered Species Act, it has already impacted the protection of all American wildlife. Together, speaking out for wolves, we have the determination, the expertise, the ability, and the hands-on drive to make a difference. At Living with Wolves, we assure you that we will continue to provide the dedication and effectiveness that you've come to expect, and hard work where it's needed most. But our ability to reach the goals we have set depends a lot on you.

As all of us settle in by the fire on these chilly nights, and another winter blows in, we remember the wolves in our nation's wild lands, knowing that they're enjoying the snow, playing with their packmates, living as they should, and unaware of deadly political decisions designed to kill them with leg-hold traps, snares and gunfire. The record-setting wolf hunting season continues, and the power to fight for the protection of the remaining lucky few is in your hands.

Standing up for wolves is not for the faint of heart. We are honored to have you beside us as we keep moving forward on this journey we started together.

On behalf of the entire staff of Living with Wolves,

Jim Dutcher Jamie Dutcher

Founders, Living with Wolves

P.S. A bloodthirsty trapping season in Idaho has just begun, making a long and violent season even worse for the most persecuted animal in the North America and their families, pack members that depend on each other. Each person on our staff is more than ready to provide the energy to meet this challenge, but we need your help to provide the financial resources to make it all possible. Much depends on the decision you make right now. Your personal courage and determination, as always, does make a difference.

All of our data and statistics are carefully

sourced and verified for accuracy.

Thank you for your support!

 

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